Rai, appalti e mazzette. La battaglia di Piero Di Lorenzo

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Piero Di Lorenzo è un imprenditore che da 5 anni si batte contro il sistema degli appalti Rai che secondo la sua denuncia presentata alla Procura di Roma un anno fa, discrimina  alcuni per favorire i soliti noti. Non solo ma di fronte alla sua segnalazione di tangenti richieste per ottenere gli appalti si rischia di venir esclusi per sempre dall’azienda come e’ successo per la sua società, la LMD, che pure aveva prodotto in passato programmi di grande valore per l’emittente pubblica .

Nel frattempo Di Lorenzo procede pubblicamente nella sua battaglia contro questo  sistema, a suo dire corruttivo e discriminatorio, prima con una conferenza stampa a Strasburgo della quale lamenta la scarsa risonanza sulla stampa italiana, e oggi di fronte ai giornalisti al Residence di Ripetta accompagnato dai suoi legali, Alessandro Diddi e Pietro Ingroia, proprio lui, l’ex magistrato dell’antimafia. Dopo aver attaccato il direttore generale della Rai Gubitosi che non intende mettere il naso nella vicenda degli appalti limitandosi a sostituire il responsabile della auditing interna, chiama in ballo la Commissione Parlamentare di vigilanza sulla Rai dalla quale pretende di essere ascoltato per esporre quanto a lui, e oggi anche alla magistratura, noto.

Ad esempio su quella rotazione delle società appaltatrici iscritte all’elenco dei fornitori che  di fatto non avviene lasciando la scelta di chi deve lavorare alla discrezionalità dei funzionari. Per di più Di Lorenzo nega di condurre questa battaglia nell’esclusivo interesse di quella che fu la sua società, la LDM, dalla quale  e’ uscito da tempo. Ma sin qui spetterà alla magistratura decidere nel merito. Ben più inquietanti invece le sue rivelazioni sulle infiltrazioni mafiose già segnalate alla procura, denunciate da altri due imprenditori con nome e cognome coperti dal segreto istruttorio che l’imprenditore non ha voluto violare nonostante le  insistenti domande dei giornalisti. Questo spiega la presenza e l’assistenza legale di Ingroia con il quale l’imprenditore e’ impegnato a costruire un coordinamento di tutti coloro che sino ad oggi non hanno avuto il coraggio di denunciare questa situazione. Una sorta di sistema di difesa contrapposto ai silenzi e ai timori di chi potrebbe venir danneggiato.

Oltre al presidente pentastellato della commissione di vigilanza Fico, Di Lorenzo chiede l’intervento della presidente del cda Rai Tarantola che ha i poteri per vederci chiaro in tutta la vicenda da lui denunciata. Narra di alcuni esempi di delegittimazione nei suoi confronti apparsi sulla stampa e rivelatisi sostanzialmente falsi e si sente accerchiato da un muro del silenzio che lui da tempo tenta di rompere sui suoi siti internet e con le sue periodiche pubbliche denunce. Una battaglia civile ed etica contro il colosso di viale Mazzini i cui esiti probabilmente verranno chiariti dalle decisioni della procura che ha già chiesto tempo sino alla fine dell’anno per ascoltare tutti i testi che si rivelano sempre più numerosi.

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