Comune di Roma, imprese e sindacati: è ora di cambiare passo

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Non è il solito lamentoso grido di allarme quello lanciato poche ore fa da imprenditori, sindacati, cooperative e ordini professionali del comparto delle costruzioni, ma un vero proprio monito al governo capitolino perché cambi passo e in  fretta. Bastano pochi dati, diffusi stamane al Residence di via di Ripetta,  per segnare lo stato di recessione del settore. Investimenti scesi di 2 miliardi solo dal 2009 al 20123; 24.000 ore lavorative in meno e 27.000 espulsi i dalla produzione mentre sono scomparse ben 3000 imprese del settore.

30MILA ESPULSI DAL SETTORE EDILIZIO – Disoccupati che si aggiungono, come ha sottolineato il segretario generale della Cgil Claudio Di Berardino, ai 300.000 già senza lavoro nei vari settori produttivi del Lazio. In questa situazione pagano i lavoratori meno qualificati, come ha detto la segretaria degli edili della Uil, Anna Pallotta, e si alimenta il mercato del lavoro nero fiore all’occhiello della diffusa infiltrazione nel settore della grande malavita. Tutti gli intervenuti a questa conferenza stampa convocata per la prima volta in modo ufficialmente unitario, ammettono le difficoltà di una crisi che a Roma si protrae cronicamente e si rendono conto che la responsabilità dei bilanci dissestati non può essere addebitata a Marino e alla sua giunta.

IMMOBILISMO IMPRODUTTIVO – Ma quello che gli rimproverano senza peli sulla lingua è l’immobilismo improduttivo, l’inerzia di questi nove mesi e la scarsa concertazione (“interlocuzione”) con le categorie tutte per produrre, come ha detto il presidente dei costruttori Edoardo Bianchi, per produrre almeno qualche atto amministrativo concreto. Manutenzione stradale straordinaria, immediata rigenerazione degli immobili comunali dismessi, housing sociale. Tutti si rendono conto delle difficoltà finanziarie del Comune, ma anche degli sprechi, della pletorica presenza delle municipalizzate in tutti i settori, della farraginosità degli atti amministrativi che alimenta la corruzione come ha detto il presidente dell’Ordine degli Architetti Livio Sacchi. Se i tagli, cui Di Berardino guarda con sospetto, saranno necessari per una amministrazione che spende il 95% delle risorse solo nella gestione corrente, sarà anche necessario avere idee e progetti concreti che attraggano investimenti esteri e utilizzino al meglio i fondi europei.

SBLOCCARE PROGETTI GIÀ APPROVATI – L’opinione di costruttori e sindacato è che debbano essere immediatamente sbloccati i progetti già approvati e finanziati ponendo fine «a quel gioco di rimpallo fra gli uffici urbanistici e la segreteria». «Ci sono 50 progetti piccoli e medi» ha detto Bianchi, già autorizzati «cosa si aspetta a sbloccarli?». «Basta poi con gli annunci» ha aggiunto, citando il caso delle caserme di Guido Reni» che il comune ha solo valorizzato per permettere alla Cassa Depositi e Prestiti di portare all’ex ministro Saccomanni un valore di 50 milioni da mettere sul piatto dei vincoli europei».

EMERGENZA ABITATIVA – Allora, ha proseguito il presidente dell’Acer «la smetta poi il sindaco di coccolare i suoi 60.000 dipendenti comunali e cominci a pensare ai nostri 30.000 disoccupati che non hanno alcuna garanzia». Il presidente dei piccoli costruttori della Federlazio Antonio D’Onofrio ha fatto due righe di conto sull’emergenza abitativa che attualmente conta 8.855 nuclei famigliari fra residenti in case Erp, alloggiati nei residence ed occupanti abusivi di locali pubblici e privati. In questa situazione drammatica «si sblocchi finalmente quel bando 655 per l’housing che risale addirittura al 2004». In conclusione categorie e sindacati non si limitano a chiedere solo di essere consultati ma voglio insieme al comune essere partecipi delle scelte. Che è qualcosa di più della concertazione.

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