Edilizia, a Roma il mattone non aggancia la ripresa

A Roma spariti 16500 posti di lavoro dal 2011. Appello dell'Ance al presidente della Regione Zingaretti

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Il mattone romano non vede la ripresa e i costruttori tornano a lanciare l’allarme, anche in vista di un Giubileo straordinario che sembra l’ultima occasione di rilancio del settore. Con toni severi e molto realismo gli imprenditori dell’Ance di Roma e Lazio si sono riuniti lunedì mattina per la presentazione del nuovo numero della rivista “Lista” e hanno fatto il punto, numeri alla mano, sul settore: nell’ultimo anno 9,6 per cento in meno di ore lavorate (pari a 2 milioni di ore di lavoro in meno), quasi 4000 (3.387, per l’esattezza) i posti di lavoro persi con un calo del personale attivo pari all’8 per cento. E un enorme numero di imprese, pari a 700, chiuse nell’ultimo anno (meno 6,5% rispetto allo scorso anno). Una fotografia impietosa di un settore che è in crisi ormai da anni ma che senza un vero aggancio alla ripresa rischia il tracollo.

A soffrire particolarmente è il tessuto economico romano, nel quale negli ultimi anni (dal 2011 al 2014) hanno chiuso 2600 imprese su un totale di 4100 chiuse in tutta la regione Lazio. Stesso discorso va fatto per gli aspetti occupazionali, dove è Roma a vedere la crisi più profonda con 16.500 posti di lavoro regolari persi su 25mila “spariti” dal 2011. L’ultima speranza in questo avvio di estate sembra essere rimasto il Giubileo che da dicembre porterà a Roma milioni di pellegrini, anche se il ritardo con cui si stanno facendo i preparativi già fa pensare a un possibile flop, per i costruttori in cerca di nuovi progetti. I costruttori attaccano diretti le istituzioni, in crisi anche loro di liquidità ma anche, secondo i vertici di Ance Lazio, di iniziativa e progettualità: “l’amministrazione pubblica sta abbandonando la manutenzione del territorio, delle scuole, delle strade. Sono cose che si possono vedere e misurare tutti i giorni” ha detto il presidente Stefano Petrucci.

Di fronte a questo scenario, “ci rendiamo conto che non è solo un problema di costruttori, del nostro settore, ma è un problema per tutta la società – sottolinea Stefano Petrucci, presidente di Ance Lazio – attraverso il nostro settore, il Paese, le città e i territori in generale migliorano o peggiorano”. In questo senso forte è stato l’appello al presidente della Regione Lazio Zingaretti, in quanto “ci aspettiamo dalla politica e in particolare dal governatore Zingaretti un protagonismo virtuoso, diretto a sostenere le forze sane dell’imprenditoria e dell’economia” perché l’edilizia “è un settore che se sostenuto – ha proseguito Petrucci – può costituire un consistente volano. Ma serve un maggiore dialogo con il sistema associativo delle imprese al fine di individuare le soluzioni procedurali e i meccanismi di selezione e di affidamento delle gare di appalto più efficaci rispetto agli obiettivi. E’ interesse comune facilitare l’avvio dei cantieri e dare fiato al settore rispondendo in maniera efficace e rapida alle tante esigenze in termini di opere e servizi da parte dei cittadini”.

Certamente il pessimismo sull’organizzazione del Giubileo è un segnale che non aumenta la fiducia degli imprenditori, stando a sentire il presidente di Acer Roma e Provincia Edoardo Bianchi che lo ha già definito “un’occasione mancata”. “Ad oggi non si sa neanche chi sia il coordinatore del Giubileo: Marino? Sabella? Gabrielli?”, sottolinea Bianchi. Il rischio “più concreto è che non si farà niente e che quello che si farà non sarà fatto in modo legittimo” perchè “non si è ancora stabilito quali saranno le procedure”. Anche questo Giubileo “che era un Giubileo minimale, per opere ordinarie non si realizzerà- ha detto il presidente dell’Acer – perchè non c’è assolutamente chiarezza nè sulle risorse a disposizione, sul quantum, e nè su chi deve mettere a disposizione queste risorse”.

Tutto questo “quando oggi è 8 giugno e l’8 dicembre dovranno essere completate tutte le opere”, ricorda Bianchi. Questa è “l’ennesima occasione in cui come classe amministrativa abbiamo fallito per far migliorare Roma e per dare un po’ più di decoro alla città, realizzare opere ordinarie”, aggiunge Bianchi. Come Roma, “abbiamo dimostrato che non riusciamo a programmare niente e alla fine la contrazione dei tempi di aggiudicazione delle gare è l’unica costante di questo Paese e ogni volta che ci si ricorre c’è sempre qualcosa che non funziona”.

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