Acea, dal primo gennaio l’acqua a Roma costa il 4,8% in più

Cirinnà: «Un salasso per i cittadini della Capitale che andrà a favore degli azionisti privati e pubblici della società»

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Sarà anche polemica politica, ma la dichiarazione della senatrice del Pd Monica Cirinnà merita comunque una risposata. Secondo la senatrice la sindaca si guarda bene dal dire che dal primo gennaio di quest’anno l’acqua a Roma costa il 4,8% in più.
L’aumento è stato deciso nel luglio scorso nella prima e unica riunione di ATO2 presieduta dalla Raggi ed è destinato a crescere anche nei prossimi anni con un altro 6% nel 2018 e nel 2019. In un triennio la bolletta di Acea cresce di un incredibile 17%.
«Un salasso per i cittadini della Capitale che andrà a favore degli azionisti privati e pubblici della società. La tanto decantata battaglia per l’acqua pubblica della Raggi e del M5S si perde così, è proprio il caso di dirlo, in un bicchiere d’acqua. Un super esborso deciso dalla giunta Raggi che fa dei romani i cittadini più tartassati d’Italia dopo che già pagano l’addizionale Irpef comunale più cara del Paese» conclude la senatrice.
La questione era già stata sollevata nel giugno scorso dall’on. Marco Miccoli del Pd quando i sindaci dell’Ato 2 decisero di bloccare la tariffa per il 2016. In realtà Acea avrebbe caricato l’aumento a partire dalle bollette del 2017. Allora Virginia Raggi annunciò trionfante: «Siamo riusciti a fermare l’aumento della bolletta dell’acqua deciso dall’autorità dell’Energia per il 2016: se non lo avessimo fatto, avremmo avuto da subito un incremento della tariffa del 4,9%; ebbene, il M5S questo aumento lo ha fermato avanzando una proposta che soddisfa anche i soci privati di Acea, un’azienda che deve rimanere in salute e che può farlo indirizzando i propri piani nell’esclusivo interesse dei cittadini». Balla spaziale, perché a distanza di oltre sei mesi Acea presenta il conto e si avvera la profezia di Miccoli: «Non è vero, come dice lei, che ha bloccato gli aumenti delle tariffe Acea. Li ha solo posticipati di un anno garantendo addirittura all’azienda un onere finanziario per la dilazione».
Giuliano Longo

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