Il CAR si apre al mondo ma preoccupa la dismissione delle quote della Regione

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Il Centro Agroalimentare di Roma (CAR) guarda al mondo non solo perché è la più grande struttura del nostro Paese e il quarto in Europa, ma perché è stato nei giorni scorsi il promotore della iniziativa della FAO con l’Unione Mondiale dei Mercati all’ingrosso. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura ha infatti organizzato a Roma, da mercoledì 17 a venerdì 19 di questo mese, la XXXI Conferenza Mondiale dei mercati agroalimentari all’ingrosso. Presenti 600 delegati tra accademici, manager, imprenditori e studiosi di 40 Paesi e dirigenti o rappresentati di 150 tra agromercati, centri agroalimentari, associazioni di categoria, mercati al dettaglio.

A conclusione dell’iniziativa visita alla grande struttura di Guidonia di numerose delegazioni estere. Padroni di casa il presidente di Car Walter Giammaria e il presidente di Italmercati, e direttore generale della struttura Fabio Massimo Pallottini. La novità è che nel corso della  convention romana si è fatto il punto sulla campagna contro la cattiva alimentazione lanciata dalla Fao cinque anni fa.
E sono proprio mercati generali ad avere un ruolo decisivo in questa battaglia globale per il ruolo che queste strutture possono svolgere anche nei paesi dove non esistono. Qualità e controllo sono la mission di queste strutture che dovrebbero essere presenti anche nei paesi meno sviluppati del mondo. Come ad esempio in Africa, dove il prodotto migliore va all’estero e ai locali restano ben pochi prodotti di qualità da consumare. È anche in questa prospettiva che il CAR, come ha detto il Presidente, guarda al mondo anche se già oggi a sui 140 ettari che non paiono più sufficienti, girano due miliardi di euro.

“Depositari di fiducia” come ha detto Pallottini, i mercati generali hanno un futuro anche se nel caso specifico del mercato di Guidonia una preoccupazione serpeggia. La Regione infatti ha messo a gara il 27% delle proprie quote suscitando la perplessità degli altri soci e soprattutto della Camera di Commercio. Questo perché nel 2002 il CAR nacque da un forte impulso pubblico che questa cessione potrebbe notevolmente attenuare.
La gara è andata deserta quindi secondo Giammaria, c’è tempo perché alla Cristoforo Colombo si cambi idea. Il presidente ha anche marcato un cero scetticismo sulla necessità di questa operazione che il Governo impone alla Regione con la legge sulle dimissioni delle quote delle istituzioni locali. Allora, ha aggiuto «dovrebbe valere anche per tutte le altre realtà nazionali». Tanto più che «sino ad oggi i soci sono rimasti soddisfatti dei risultati» a dimostrazione che «le strutture pubbliche se governate bene portano risultati, come nel caso del nostro bilancio che da 5 anni è in attivo». Anzi se fosse per i vertici del CAR i soci dovrebbero investire ulteriormente per lo sviluppo del Centro che è una ricchezza per tutto il territorio.

Quindi toccherà vedere se esistono margini per un ripensamento della Regione. Senza contare che per seguire l’onda delle dismissioni anche Roma capitale potrebbe venir tentata di mettere in vendita la sua quota minoritaria. Con la differenza che ai mercati generali di Parigi socio è addirittura il governo e qui potrebbero entrare i privati. Niente di male per carità, ma il CAR diverrebbe altra cosa.
Giuliano Longo

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