Comune di Roma, un piano tagli per salvare la capitale

Obiettivo risparmiare 446 milioni. Ma il nuovo documento sembra più una dichiarazione d'intenti

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E’ un documento di 14 paginette il parto del lavoro di mesi della cabina di regia, un documento che dovrebbe cambiare il volto di questa città per i prossimi tre anni dal titolo “piano di riequilibrio strutturale di Roma Capitale”, ma che lascia più l’impressione di una dichiarazione di intenti che di una elaborazione sui numeri veri che saranno oggetto della verifica degli esperti ministeriali. Diciamo che la Cabina assistita da calibri quali il sottosegretario Legnini e l’ex assessore al bilancio con Veltroni, Causi, ha redatto delle linee guida che nella sostanza   indicano come tagliare di 446 milioni la spesa corrente capitolina che oggi ammonta a 4,9 milioni.

IL TAGLIO ALLE SPESE – Un adempimento imposto dall’ultimo decreto Salva Roma che entro il 4 luglio dovrà essere messo sotto la lente di ingrandimento del Governo. Corredato di qualche scarna tabellina, indica di quanto la spesa dovrà venir tagliata per una serie di voci genericamente lasciando nelle mani degli dei il come e il quando ciò avverrà.  Scarse indicazioni di principio sul riassetto delle grandi municipalizzate Ama ed Atac alla quale è stato prorogato sino a dicembre l’attuale contratto di servizio ma che deve essere urgentemente ricapitalizzata per non fallire.

IL DETTAGLO – Diamo sommariamente alcuni dati voce per voce partendo da stipendi e salari dei dipendenti che constano di ben 20 voci e che rappresentano il 30% della spesa corrente. Su questo controverso e delicatissimo punto il piano tace limitandosi a fornire una fotografia della situazione. Dove invece si intende tagliare è sui fitti passivi con una riduzione del 20% senza indicare l’ammontare in euro dei risparmi previsti, mentre per gli asili nido si indica un taglio di 10 milioni. Sulla illuminazione pubblica il risparmio sarà del 30% e si dovrebbe ottenere riducendo i consumi, rivedendo i contratti e rendendo più efficiente la rete. Non si tocca la manutenzione stradale (e ci mancherebbe altro) che nei tre anni dovrebbe essere portata dagli 20 attuali ai 50 milioni, mentre è certo un taglio del 5% per l’assistenza agli anziani e agli immigrati. Il 20% meno per le utenze, riscaldamento, acqua, elettricità e telefonia per tutta la mastodontica macchina amministrativa della Capitale. Circa 21 milioni verranno risparmiati sulle residenze sanitarie assistite che verranno caricate sulla Regione e il 25% verrà risparmiato sulle assicurazioni che peraltro dovranno adeguarsi ai costi standard perché stipulate in gran parte la partecipata ApR. Infine altri 21 milioni si risparmieranno su 150 interventi minori, non meglio definiti, che attualmente di milioni ne costano 72. Risparmi (non quantificati) dovrebbero venire dagli accorpamenti, cessione di quote o vendita di municipalizzate.  Se ormai è quasi certa l’incorporazione di MetroRoma  in Risorse per Roma non è chiaro il destino di Farmacap che ha accumulato 20 milioni di perdite. Ovviamente c’è anche una parte del documento che indica un piano di sviluppo che risulta più lastricato di buone intenzioni che indicazioni concrete. Mentre sul versante delle entrate le uniche voci ben chiare sono i 109 milioni di extracosti che il Governo deve riconoscere alla Capitale e la richiesta dei 300 milioni della Regione per il Tpl romano.  Bizzarro è il raffronto con Milano in termini di spesa e costi pro capite a cittadino, raffronto dal quale risulta che tutto sommato le due metropoli sono lì lì fra alti e bassi, eccetto ovviamente la qualità dei servizi giocata tutta a favore  del capoluogo lombardo (ma il piano non lo dice). Ora il documento andrà al Consiglio per un parere consultivo, ma dubitiamo che possa subire modifiche sia pur marginali, anche se il segretario cittadino del Pd Lionello Cosentino, va proclamando  un futuro ruolo di co-governo del suo partito con il sindaco dopo che per un anno Marino ha fatto quasi tutto da solo. Né sorprese dovrebbe dare l’approvazione del bilancio 2014 nonostante il presidente Coratti e la maggioranza, sotto il tiro di Ignazio che accusa il Consiglio di ingiustificata pigrizia, qualche dispettuccio glielo facciano. Marino viaggia dunque tranquillo verso la “sua” svolta epocale (come ama definire con modestia le sue scelte strategiche). Resta da vedere se le 14 paginette, che sicuramente saranno corredate da un robusto apparato di allegati, convinceranno il Governo del fare che ha “cambiato verso” a metterci ancora la faccia per salvare Roma.

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