Comune di Roma, nel piano triennale i confronti con Milano non quadrano

Nel capoluogo lombardo altra qualità dei servizi pubblici e costi pro capite a volte inferiori

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A leggere le 14 pagine della bozza del piano triennale testè sottoposta al sottosegretario Del Rio, braccio destro di Renzi, dal sindaco Marino e dal sottosegretario Legnini, vigile tutor di tutta l’operazione sin dai suoi esordi, si scoprono numeri davvero significativi se non sorprendenti. Ad esempio tanto per mutuare dalla settimana enigmistica la rubrica “lo sapevate che…”, salta fuori che per lo smaltimento dei rifiuti ogni cittadino romano spende mediamente 285 euro l’anno e per il trasporto 175 che per la famosa teoria statistica del pollo riguarda anche gli abitanti che il mezzo pubblico non utilizzano, ovvero quasi i due terzi dei romani.

IL CONFRONTO CON MILANO – Certo, il milanese ne spende per i trasporti pubblici 490 ma con un servizio ben più efficiente utilizzato dal 50% della popolazione viaggiante. Poi “sotto la Madunina” ogni milanese spende 250 euro l’anno per lo smaltimento dei rifiuti che li funziona davvero con la  differenziata capillare casa per casa e lo smaltimento con i termovalorizzatori. Ma i raffronti non finiscono qui, perché la spesa corrente per la Capitale registra un valore di 4,9 miliardi di euro pari a 1.854 euro per abitante contro i 1.985 di Milano e i 1912 di Venezia, Mose escluso. Per quanto riguarda le entrate correnti il Campidoglio nel 2012 ( il dato dell’anno scorso non si conosce) registrava circa 5 miliardi che sono poi 1.892 euro per abitante mentre ogni milanese alla stessa data sborsava 2.681 euro. Il che lascia un margine di altri 800 euro circa per mettersi in pari con la Capitale morale.

IL MACIGNO DEL DEBITO – Non sappiamo dove vadano a parare questi confronti, forse vogliono dimostrare che anche la Capitale non va poi malaccio se non fosse per un debituccio consolidato e commissariato che Alemanno solo nel 2008 fece stimare attorno ai 16 miliardi di euro e che gli valse il primo “Salva Roma” della storia con il decreto dell’allora ministro dell’economia Tremonti. Ora il Comune si impegna (glielo impone il Salva Roma ter) a tagliare la spesa di 556 milioni che è  meno del 10%, ma nello stesso tempo Marino chiede al Governo di riconoscere 110 milioni per gli extracosti che la Capitale deve sostenere. Tiriamo una riga e ci troviamo tagli per 449 milioni.

MENO SERVIZI PER I ROMANI – Che, ci si consenta l’ardito calcolo, significano per ciascuno dei 2.800.000 cittadini dell’Urbe una rinuncia a servizi e prestazioni comunali per poco più di 160 euro anno pro capite, che sono 13 euro al mese. Solo che per la teoria del pollo chi i servizi se li può pagare privatamente non subirà ripercussioni, mentre chi invece su quei sevizi ci contava abbasserà (chi poco e chi molto) il livello delle aspettative pur continuando a pagare (sempre chi più chi meno) quei 1982 euro pro capite che sono le entrate del Comune. Naturalmente le aride cifre non ci parlano della qualità dei servizi che si potrebbero anche pagare di più se fossero adeguati. Ma di questo la bozza del piano di rientro non parla.

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