Comune di Roma, la Belviso fonda il suo partito. Marchini scalda i motori

La nascita di "Altra Destra" dell'ex vicesindaco e le strategie dell'imprenditore ex candidato sindaco

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Non hanno suscitato il clamore sperato dall’interessata, le dimissioni di Sveva Belviso dal gruppo consiliare del partito di Alfano, l’NCD. Forse ne ha fiutato il progressivo esaurimento sotto il rullo compressore di Matteo Renzi, ma più probabilmente Sveva sta guardando al dopo Marino, lei che è stata già vicesindaco di Gianni Alemanno ed è stata eletta consigliere comunale con un eccezionale numero di preferenze. Ne frattempo lei si fa un  nuovo partito “Altra Destra“ che nulla ha a che vedere con i Fratelli di Giorgia e nemmeno con Forza Italia, una sigla tutta sua che potrebbe anche schiuderle un futuro luminoso con le alleanze giuste. In fondo, lo dice lei stessa nel corso di una intervista «noi nasciamo per vendicare 8 milioni di elettori traditi e spariti in 5 anni. I partiti tradizionalmente chiamati di centrodestra hanno sbagliato e i leader nazionali dovrebbero prendere atto degli errori e andare a casa».

Ragionamento che non fa una piega nè ci pare ispirato dal suo ex sponsor, il senatore Augello, oggi confluito nelle sofferenti fila di Berlusconi. Ma non fa una piega nemmeno di fronte ad una opposizione capitolina che tranne la propaganda di rito più fatta di battute spiritose che di proposte, risulta pressoché inesistente. La sua idea è quella di una destra all’inglese «laica, liberale e liberista, aperta ai matrimoni gay» scelta che non sorprende se è vero che Sveva adora la union jack essendo per di più nata a Londra. Lei che all’insediamento del consiglio di Roma Capitale esordì con un discorso in correct english ufficialmente ad usum turisti, ma in verità per far vedere all’altro anglofono Ignazio Marino che Sveva non era da meno. Un perdonabilissimo vezzo femminile che ad una bella donna si perdona sempre, come le fu perdonato qual video dedicato ad Ignazio sulle note della canzone di Mina “parole, parole, parole”. Solo che Sveva ha alle spalle un excursus polititico di tutto rispetto e la sua mossa potrebbe preludere a ben altro.

E qui, ci si perdoni la licenza, scendiamo sul terreno delle illazioni fantasiose; ma immaginate che qualcuno stia ragionando all’americana e stia predisponendo sin d’ora la sua discesa in campo alle comunali con oltre 3 anni di anticipo. Supponete anche che questo qualcuno ipotizzi una facile vittoria su Ignazio logorato dai patti di stabilità e dalle spending review, che, come dice lui, sarà ri-candidato  in “automatico” nelle liste della sinistra, sempre che si possa usare ancora questo obsoleto termine fra qualche anno. Orbene, è nostra convinzione che l’imprenditore Alfio Marchini molto legato all’establishment romano (anche se il suo amico Caltagirone si è recentemente diffuso in complimenti all’attuale sindaco, “business is business”), stia scaldando i motori dopo aver conquistato alle ultime comunali quasi il 10% dei consensi in pochi mesi. Se così fosse Alfio non si farebbe certo impastoiare nel meccanismo delle primarie cui di fatto il Pd lo aveva escluso proprio lanciando nella mischia Marino.

Più probabilmente si presenterebbe con una lista civica (moderata) che spazi a destra strizzando l’occhio anche a certa sinistra mortificata dal sindaco che si è rivelato meno marziano di quanto qualche ingenuo pensasse. In questa lista una vice in rosa, per di più avvenente ed esperta delle faccende capitoline, non guasterebbe  agli occhi di una opinione pubblica più attenta all’immagine che ai contenuti di una politica  discreditata. Insomma, parliamo di un sorta di lista B (da Beautiful) dove l’attuale braccio destro di Marchini in aula Giulio Cesare, Alessandro Onorato di bell’aspetto, potrebbe giocare le sue carte. Per ora Sveva si fa il suo partito forte di quelle 11.000 preferenze ottenute nel 2013 e sul futuro non si sbottona. Ma alla domanda quando si voterà a Roma per il nuovo sindaco risponde «nel momento in cui si voterà a livello nazionale. Il Pd non rinuncerà ad essere trainato anche in città dal suo leader nazionale» lasciando intendere che Marino potrebbe decadere prima della naturale scadenza. E all’atra domanda, si candiderà a sindaco di Roma, si defila rispondendo che per il momento il suo desiderio è di costruire un partito. Insomma, sindaco magari no, ma vicesindaco si sa mai…..

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