Pd Roma, dal maxi litigio al maxi accordo su Lionello Cosentino

Le polemiche dei giorni scorsi si ricompongono attorno al nome dell'ex assessore regionale alla sanità

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Le polemiche dei giorni scorsi si ricompongono attorno al nome dell'ex assessore regionale alla sanità

Tanto rumor per nulla. Caduto il polverone del tesseramento gonfiato, fra qualche spintone e qualche ricorso, il corpaccione del Pd romano raduna le sparse membra ed elegge unanimemente alla segreteria il 62enne Lionello Cosentino. Sul nome dell’ex assessore regionale, nonché già senatore, si è registrato il maxi-accordo di tutte le litigiosissime  correnti del Partito democratico. Anche i renziani questa volta entrano nella maggioranza con dalemiani,  bersaniani e giovani turchi. Sul Corriere della Sera di mercoledì 13 correva tutto un panegirico sulla pacatezza, l’esperienza, la saggezza del neo segretario e tra l’altro si scriveva della sua conoscenza del sindaco che non significa certo viscerale amicizia fra i due.

Nè pare che i rapporti fra Marino ed il suo iniziale sponsor Goffredo Bettini viaggino alla grande. In fondo anche l’artefice del modello Roma risulta piuttosto vintage ad un sindaco che si ritiene ispirato al luminoso e giovanile modello di Matteo Renzi con il quale avrebbe volentieri pedalato lungo i fori, fra taxi e autobus, per manifestargli tutti i suoi amorosi sensi. Non che il king maker, il grande Goffredo, si sia risparmiato in lodi nei confronti del sindaco di Firenze scelto come cavallo vincente all’inizio dell’estate, ma con le prime nebbioline autunnali e il congresso cittadino del Pd alle porte, Goffredo virava bruscamente puntando sull’antagonista di Matteo, l’algido e meditativo Gianni Cuperlo. Già, perché forse agli ispirati commentatori (ispirati dai vari capi tribù democratici) è sfuggito che il Pd romano è totalmente in mano ai sostenitori del “giovane” triestino confermando quella botta che a Roma un Renzi rampante si beccò da Bersani.

Poco male, dirà qualcuno, tanto basta far arrivare un pò di gente ai gazebo e Renzi ha già bello che vinto. Se non fosse che quei gazebo e la macchina delle primarie la mettono in piedi quelli con le tessere, più o meno gonfiate nel numero. Lo abbiamo sempre scritto: la sinistra romana è un animale strano che ondeggia fra il clientelismo delle varie lobbies interne che Marino vorrebbe spezzare e quel populismo gauchista e sanguigno che ogni tanto alimenta scatti d’orgoglio.

Quindi non ha vinto Renzi, ma nemmeno Bettini perché evitando la conta tutte le correnti del Pd manterranno la loro autonomia. L’autonomia che consentirà loro di sparare sul neo segretario ove gli accordi sotterranei non venissero rispettati in futuro, ma soprattutto se Lionello non riuscisse a riequilibrare i rapporti fra i sindaco ed il partito che l’ha fatto eleggere. L’unico garantito rimane per ora il capogruppo capitolino Francesco D’ausilio, anche se i popolari gli avrebbero fatto volentieri la festa. Ma si sa, i dalemiani a Roma contano ancora qualcosa e, se proprio si doveva cambiare, la 25enne vice capogruppo Giulia Tempesta era sulla pista di lancio.

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