L’addio di Fassina al Pd riapre i giochi nella sinistra romana

Basti ricordare che alle "parlamentarie" ha primeggiato con oltre 10.000 preferenze, rappresentando quell'area di sinistra cui apparteneva lo stesso commissario del partito Orfini

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Stefano Fassina

Se Pippo Civati è la gamba Milanese della nuova formazione che si va delineando a sinistra del Pd, Stefano Fassina, che esce dal partito, ne è quella Romana. Non che Fassina abbia mai avuto dimestichezza con le faide interne del Pd: bettiniani, d’alemian/bersaniani, renziani, popolari e tanto altro ancora. Resta il fatto che alle “parlamentarie“, ovvero alla primarie per designare i candidati Dem al parlamento, Stefano ha primeggiato con oltre 10.000 preferenze rappresentando quell’area di sinistra cui apparteneva lo stesso commissario del partito Matteo Orfini. Un Matteo tre (dopo Renzi e Salvini) oggi alle prese con la black list dei buoni e dei cattivi di un partito sotterrato di suo da arresti e indagini e che si aggrappa alle sorti del sindaco per sopravvivere.

IL DUBBIO – Ieri abbiamo ascoltato in diretta il tenace Ignazio alla festa di Sel. Per l’occasione il capogruppo Peciola si sgolava nel dimostrare che la colpa dell’attuale situazione non è del Marziano, ma di Renzi che non vuole dare soldi a questa ‘meritevole’ Capitale. Allora ci è sorto il dubbio che qualche spazio ad una sinistra non coinvolta nella ‘efficace’ azione di governo dell’attuale amministrazione, potrebbe pur esistere. Tanto più quando Sinistra e Libertà sul caso Roma, oscilla fra il rivendicare più peso politico nella amministrazione e la volontà di condizionare pesantemente il sindaco, come lasciava intendere sino a poco tempo fa. In verità anche Civati qualche giorno fa strizzava l’occhio a Marino che comunque nel suo tentativo di spostarsi troppo a sinistra rischia di perdere l’equilibrio e schiantarsi sui compagni dei centri sociali con la sua invettiva sulla destra che, come i fascisti, deve “tornare nelle fogne”. Un Marino con bomboletta spray e maglietta del Che il quale non la spunterebbe mai sugli umori di una Capitale che di sinistra tout court non è, come dimostrò la vittoria di Alemanno della primavera del 2008. Nemmeno se realizzasse domani lo stadio della Roma.

L’IPOTESI – Il fatto è che la relazione di Barca sparge sale sul terreno già inaridito del Pd romano. Che poi l’invocazione alla legalità e alla trasparenza di per sè non sia sufficiente a recuperare quella spinta ideale che il Pd ha già perso e non solo a Roma, risulterebbe dagli ultimi sondaggi. Di qui l’ipotesi che i Landini, i Fassina, i Civati, i Cofferati riescano ad occupare anche nella Capitale parte dei declinanti spazi di sinistra. Come a dire che la rigenerazione (basta con le rifondazioni!) potrebbe trovare un terreno di cultura, un laboratorio (come si usa dire) proprio nella Capitale dove la sinistra di ‘governo’, nella sua passata trasversalità con Alemanno, sta pagando il prezzo più alto. Perchè nonostante le affermazioni di Alfio Marchini il quale le distinzioni fra destra e sinistra non esistono più, la differenza con i rigurgiti di destra xenofobi e antieuropei sono ben individuabili, semmai poco identificabile con la sinistra è il centrismo di Renzi. Staremo a vedere. Certo che se la nuova trimurti CivCoffFass raggiungesse un domani nella Capitale anche solo il 10% dei consensi (magari sostenuta dalla Cgil) al ballottaggio sarebbe tutt’altra danza sia con il M5Stelle che con una destra salvinian/meloniana. Un warning a tutto tondo per l’epurator Orfini che a furia di tagliare, amputare, disinfettare ecc. potrebbe demolire un partito che dal 40% alle europee è passato al 26% degli ultimi sondaggi.

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