Per Bettini la candidatura di Orlando alla segreteria può evitare la scissione

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22/09/2011 Roma, festa dei Valori del Lazio. Nella foto Goffredo Bettini PD

In queste ore di fibrillazione nel Partito Democratico dove in vista dell’assemblea di domenica al parco dei principi, la sinistra affila sabato le armi di una eventuale scissione al teatro Vittoria, scende in campo stamane a Radio radicale Goffredo Bettini.

Questa volta Bettini mette i piedi nel piatto congressuale e pur contrario  alla stessa ipotesi di scissione, lancia la candidatura alla segreteria di Orlando, attuale ministro di Giustizia, che nel suo intervento in direzione di venerdì scorso si era nettamente differenziato da Mattteo Renzi.  «Se Andrea Orlando prendesse una iniziativa – dice Bettini – anche mettendosi in campo, perfino candidandosi al congresso, secondo me sarebbe utile sia per Renzi sia per chi fa una scissione» perché «lui potrebbe rappresentare l’idea di un congresso pluralistico veramente, plurale, che non è la conta tra chi vuole la rivincita insieme a Renzi o chi vuole la distruzione di Renzi…» Toni che lasciano trapelare non solo il timore, ma la quasi certezza della scissione.

Per questo Bettini si richiama al Pd delle origini, quello di Veltroni «che voleva unire e che poi, dopo la prima fase nella quale sono stato coordinatore nazionale con Veltroni, è diventata un’altra cosa, staccandosi dal protagonismo dei nostri militanti entrando in una sfera in cui contano di più vertici, oligarchie e lotte di potere.» Pur ricordando il suo sostegno a Renzi che « ha rappresentato una grande occasione, una grande speranza» rimane il fatto che  quelli che si richiamano «alla tradizione dei comunisti italiani interpretata da compagni che io stimo moltissimo, come D’Alema e Bersani, l’hanno sempre vissuto come un corpo estraneo, e quindi lo hanno contrastato in tutti i modi.» Renzi invece  «si è rinchiuso in un gruppo dirigente di fedelissimi assolutamente inadeguato, che ha fatto qualche danno in giro per l’Italia quando e’ intervenuto nelle varie situazioni locali, con un governo non tutto all’altezza.»  Queste in parte le cause della sconfitta referendaria che potrebbero portare «ad una scissione che io considero una sciagura» per cui «se c’è una scissione non mi ritroverei in nessuna delle due ipotesi.»

L’ipotesi di Orlando competitor congressuale di Renzi, aleggia nelle speranze di una parte della sinistra Pd duramente sconfitta in direzione e probabilmente destinata alla stessa sorte all’assemblea di sabato al TeatroVittoria.  Resta poi da vedere se gli altri oppositori di Renzi, Emiliano e Rossi, sarebbero disponibili a fare marcia indietro e convergere sul ministro, mentre disponibile potrebbe essere il giovane Speranza, bersagliano duro e puro.  In sostanza Bettini raccoglie i timori della sinistra Pd di venir marginalizzata da un congresso dal quale Renzi sa di uscire vittorioso e confermato quale segretario e futuro leader di governo. Sempre che l’accelerazione congressuale ed elettorale voluta da Renzi non renda tragicamente reale   la parabola di Cuperlo (citata in direzione)  delle  400 balene arenate (spiaggiate) nelle gelide coste del nord per aver seguito un capo branco che aveva perso l’orientamento. Tanto più che Matteo, dopo le europee, non ha vinto più da nessuna parte relegando il Pd alla marginalità in molti territori.

Un’ultima nota per il  congresso del Pd romano. Qui l’azione di risanamento del commissario Orfini avrebbe  creato più lacerazioni che consensi con il crollo del tesseramento e l’estinzione di numerosi circoli e la catastrofe Raggi: Si dice che molti  guardino a Nicola Zingaretti per dare una mano a Orfini nella  ricucitura fra le diverse fazioni, ma come al solito Roma è un laboratorio politico, anche per le rese dei conti.