I vescovi italiani aprono ai Cinquestelle, Orfini chiude all’associazione dei partigiani

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Ci sono due notizie apparentemente molto distanti fra loro, ma che segnano un profondo mutamento di paradigma nello scenario politico italiano.

La prima riguarda l’apertura delle gerarchie cattoliche ed in particolare della conferenza dei vescovi (CEI) nei confronti del Movimento 5 Stelle.

La seconda riguarda la decisione del Orfini di non far partecipare il Pd romano alla tradizionale manifestazione dell’Associazione dei Partigiani (Anpi) per il 25 aprile, data della Liberazione.

La prima ha sicuramente una valenza con la quale dovranno fare i conti le altre forze politiche dopo l’intervista di Beppe Grillo all’Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani che peraltro fra un mese dovranno rinnovare i loro vertici.

Un segnale forte, per quanto contrastato dai Paolini di Famiglia Cristiana che hanno sempre manifestato una spiccata tendenza di sinistra anche nell’era berlusconiana. Se l’organo ufficiale del Vaticano, L’Osservatore Romano, tace, il direttore de L’Avvenire è stato abbastanza chiaro nella sua intervista al Corriere, nel valorizzare le affinità elettive con i grillini in tema di lavoro, povertà e solidarietà.

Stendendo un opportuno velo sulle originarie posizioni del Guru di Genova che sino a poco tempo fa brandiva la bandiera laicista nel voler far pagare integralmente, ad esempio, le tasse anche alla santa romana Chiesa.

La quale, come noto, nella sua millenaria esperienza vede lontano e soprattutto guarda ai sondaggi che accreditano i 5stelle come prima formazione politica italiana.

Il che ha ben poco a che vedere con l’affinità di valori quanto al calcolo di opportunità nell’evenienza di doversi trovare il Movimento (prima o poi, in un modo o nell’altro) quale necessario interlocutore.

E poi a placare gli eventuali dissensi fra i cattolici basti la gesuitica (con tutto il rispetto per il Papa) giustificazione che la Chiesa dialoga con tutti.

Anche Virginia Raggi che da tempo ha fiutato come gira il fumo, si è prodigata in numerose strizzatine d’occhio a Papa Francesco e al Vaticano (la sorte di Ignazio Marino docet) che a Roma riesce a condizionare l’operato dei sindaci, sino ad oggi tutto fuorché laicisti convinti.

La contraddizione semmai, sta nel fatto che parte della sinistra, anche nel partito di Renzi, dice di sentirsi rappresentata dal messaggio del Papa Francesco.

Il quale in verità va assumendo, fra innumerevoli contrasti curiali, posizioni sempre più radicali e critiche nei confronti di una globalizzazione feroce nelle sue guerre e mortificante per la vita di milioni di umani con le sue ricorrenti crisi economico-finanziarie.

Se poi i grillini con le loro utopie tecnologiche, con la loro struttura interna autoritaria, con un pensiero e una cultura obiettivamente deboli e provinciali che lascia ben poco spazio alla fede, possano divenire interpreti del pensiero di Francesco, è tutto da dimostrare.

Dal che si evince che questa presunta apertura sia parto pressoché esclusivo dei vescovi italiani da sempre attenti a saltare sul carro dei vincitori come succede dai tempi di Berlusconi dopo l’insabbiamento della balena bianca, la Dc, nelle secche di tangentopoli 25 anni fa.

Se volete (ma siamo maliziosi) anche un modo per punire il partito di Renzi che con le unioni civii e oggi con il biotestamento altro non ha fatto che porre timidamente sul piatto questioni che attengono ai diritti civili, che vanno ben oltre gli orientamenti politici, ma coinvolgono le VITE dei cittadini.

Un pragmatismo (quello dei vescovi) che contrasta con l’irrigidimento divisivo, quasi punitivo di Matteo Orfini che decide (ma poi vedremo i risultati nei fatti) di far disertare il Pd alla manifestazione dell’Anpi.

Associazione storica e ancora di grande peso in certe aree del centro nord che ha avuto il torto di schierarsi per il No nel corso del referendum costituzionale che il Matteo nazionale ha largamente perso.

L’astuto Orfini finisce così per lasciare un spazio politico a Virginia Raggi che invece parteciperà alle due manifestazioni previste. Quella dell’Anpi e quella della Brigata Ebraica che si è autoesclusa da quella dell’Associazione dei partigiani a suo giudizio non più interprete dei veri valori della Resistenza.

Ora, tornando al paradigma di cui sopra, è evidente che mentre le Gerarchie ecclesiali possono permettersi di giocare la loro partita politica perché (più o meno forti) di valori antichi e recenti scelte di modernità progressiva, il Partito di Renzi a Roma e non solo, preferisce demolire, rottamare, quanto di tradizionale e di unitario rimaneva del suo pensiero e nella sua cultura.

Peraltro ormai altrettanto deboli come quelli dei Cinquestelle, ma che dovrebbero fra comprendere al mondo cattolico che l’unica via, radicalmente evangelica, rimane quella di Francesco che vola alto. Ben oltre i fragili e confusi opportunismi della politica italiana.

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Giuliano Longo  

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