Sanità Lazio, il subcommissario è Botti. La Regione non commenta

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Nessun commento dal Presidente della Regione Nicola Zingaretti sulla nomina del subcommissario alla Sanità Renato Botti, voluto dalla ministra alla sanità Beatrice Lorenzin. Silenzio anche dallo staff in Regione che fino a oggi ha seguito le vicende della sanità laziale nella cosiddetta “Cabina di regia”. «Una decisione presa dall’alto» commentano dallo staff, ma niente di più. Neanche venerdì mattina, all’indomani della notizia uscita per prima sul sito Dagospia, il presidente ha voluto commentare la notizia.

La risposta del presidente Zingaretti è stata la stessa che diede lo scorso maggio nel corso di un incontro con la neo ministro Lorenzin: «Sono scelte che compie il Governo della Repubblica italiana». Una prerogativa del ministero della Salute, rispetto alla quale il governatore della Regione intende attenersi. Così nell’incontro al Gemelli i temi sono stati l’accordo con il policlinico universitario, il varo dei protocolli di intesa con gli altri policlinici di Roma, i progetti di integrazione tra ospedali e territorio, come la presa in carico da parte dell’ospedale Gemelli degli anziani che vivono nella zona.

Ma del nuovo subcommissario non se ne è parlato: a lui, Renato Botti, milanese che dal 1997 al 2002 fu direttore dell’assessorato alla sanità della Regione Lombardia e a lungo al San Raffaele di Don Verzè, da sempre uomo di Formigoni nella sanità lombarda e collaboratore di Daccò, toccherà prendere in mano la situazione della sanità laziale, che vale oltre l’80 per cento del bilancio regionale. Una situazione inedita finora, che apre le porte della sanità di Roma e Lazio al mondo di Comunione e Liberazione e potrebbe dare il via a novità nella sanità regionale e della capitale di Italia, dove il sistema sanitario ha da sempre i suoi grandi e piccoli operatori.