Bilancio Lazio, per la Corte dei Conti la Regione naviga a vista

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Ma qual è veramente il buco finanziario della Regione Lazio accumulato in questi anni? lo spiega chiaramente la relazione della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti per il Lazio, presieduta da Ignazio Faso con il suo Rendiconto generale  per il 2012. Intanto con un rilievo di legalità perché la Regione  non ha mai approvato il Decreto di Programmazione economica e finanziaria per il triennio 2012-2014, come era già successo per quelli 2010-2012 e 2011-2013. Come a dire che ormai da anni la Regione naviga a vista con un bilancio preventivo del 2012 approvato in una situazione di pareggio solo formale «basato su una programmazione inidonea».

Secondo i consiglieri Rosario Scalia e Maria Teresa D’Urso «la gestione di competenza 2012 non ha garantito l’osservanza del principio dell’equilibrio del bilancio, poiché si è conclusa con una differenza negativa rilevante, pari a meno 4,4 miliardi di euro.» In sostanza l’Amministrazione regionale ha sostenuto nel 2012  maggiori spese rispetto alle risorse disponibili del 15,58%. Il refrain  comunque è noto perché come al solito il risanamento deve passare da un contenimento della spesa per ridurre il debito. D’altra parte la situazione finanziaria fa emergere un risultato  negativo di 4.191 milioni solo per l’anno scorso. Viste le cifre si potrebbe tranquillamente affermare che il Lazio è in default tecnico da almeno 10 anni.

Se poi andiamo a vedere l’indebitamento della Regione emerge la cifra stratosferica di 11,7 miliardi di euro (23 mila miliardi circa di vecchie lire) che fortunatamente l’anno scorso è diminuito del 3,83% rispetto all’indebitamento consolidato del 2011. Niente di nuovo nella sostanza, ma niente di positivo per un futuro che vedrà necessariamente restringersi l’agibilità economica di una istituzione soffocata dal debito per la sanità che assorbe l’85% delle risorse. Anche se la tendenza ad un ciclo virtuoso sembra dimostrata da quei 3 o 4% di erosione del debito che negli anni potrebbero ridursi liberando risorse per altri impieghi. Ma intanto il cavallo deve bere per non rischiare di schiantarsi sulla sanità, servizio gratuito che val bene qualche decimale di aumento dell’Irpef o qualche ticket in più per chi se lo può permettere.

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