Da Nettuno a Ostia la mafia fa paura

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Che il procuratore capo Giuseppe Pignatone sbarcato dalla Calabria a Roma, abbia dato un forte impulso alla lotta contro la grande criminalità organizzata è un dato di fatto. Così come è anche vero che l’opinione pubblica sino ad oggi era convinta che la presenza delle mafie a Roma e nel Lazio fosse tutto sommato marginale.

Poi spiragli, squarci di verità si sono aperti anni fa quando si scoprì che il litorate era inquinato da importanti ‘ndrine e cominciarono i primi arresti ed il commissariamento del comune di Nettuno per arrivare sino alle recenti retate di Ostia dove sono finiti in manette decine di presunti mafiosi. Che il Lazio sia spartito dalle mafie  lo conferma il secondo rapporto dell’Osservatorio Luiss sulla legalità della economia, dal titolo ”Il pil delle mafie, il nuovo ordine criminale del Lazio e la guerra silenziosa del 416bis”. Se la vera forza delle criminalità organizzate sta nella liquidità bisogna dire che  le stime del rapporto parlano di affari tra 614 milioni e 1,1 miliardi di euro. Liquidità proveniente  da prostituzione, traffico di droga, contraffazione, usura ed estorsioni.

Dal dossier emerge una fitta rete criminale che avvolge l’intera regione. La regola pare ormai accertata, dove c’è ricchezza ci sono le mafie nuove o tradizionali che siano e se c’è crisi tanto vale accaparrarsi tutto a prezzi di saldo, magari da imprenditori già strozzati. Certamente il 416 bis circoscrive le associazioni criminali di stampo mafioso.

Ma non sempre è possibile far rientrare una pluralità di mafie in questa fattispecie, anche se  nel  2012 sono stati aperti  17 procedimenti che ipotizzano il reato di associazione mafiosa. Resta il fatto  che il Lazio nel 2011 risulta la prima regione per sequestro di droga con quasi 8 tonnellate di roba varia.La provincia più colpita dalla criminalità organizzata è Latina, con 280 milioni di euro di beni confiscati e sequestrati.  Il capo della Procura Pignatone ha subito sfatato il mito di una Capitale immune dalle mafie e ha confermato con l’ex ministro della giustizia Paola Severino che i mezzi più efficaci di contrasto alle grandi organizzazioni malavitose rimangono sequestro e confisca dei loro beni.

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