Rifiuti Roma, Cerroni arrestato per associazione a delinquere

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C’è Manlio Cerroni, il re delle discariche romane tra gli arrestati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti. Questa l’accusa per sette persone arrestate giovedì mattina dai Carabinieri del Noe nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti del Lazio.

In manette insieme a Manlio Cerroni (che si trova agli arresti domiciliari anche per l’avanzata età di 86 anni), il proprietario dell’area della discarica di Malagrotta chiusa da poche settimane dopo 30 anni di attività ininterrotta (e di altre ad Albano Laziale, Latina e Viterbo) c’è anche Bruno Landi, già presidente della Regione Lazio negli anni Ottanta. Per loro l’accusa è quella di associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti.

Oltre a Cerroni e Landi, sono stati arrestati Luca Fegatelli, ex responsabile della direzione regionale Energia, e alcuni manager o imprenditori come Francesco Rando, Piero Giovi, Raniero De Filippis e Pino Sicignano. Le altre accuse sono, a seconda dei casi, di violazione di norme contro la pubblica amministrazione e di truffa in pubbliche forniture. Tutti si trovano ai domiciliari. I provvedimenti di oggi arrivano al termine, come detto, di indagini condotte dai Noe, il Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri guidato dal colonnello Sergio De Caprio, conosciuto anche con il nome di ”Ultimo”, con la collaborazione del capitano Pietro Rajola Pescarini.

Secondo l’ordinanza di custodia cautelare, obiettivo del sodalizio criminale era quello di condizionare e monopolizzare la gestione dei rifiuti. Gli inquirenti parlano proprio di attività volta al condizionamento «dei vari enti pubblici coinvolti nella gestione del ciclo dei rifiuti nel Lazio (a partire dalla Regione sino all’Arpa, al fine di consentire al gruppo imprenditoriale riconducibile al suddetto Cerroni di realizzare e mantenere un sostanziale monopolio nella gestione dei rifiuti solidi urbani prodotti dai comuni delle varie aree territoriali ottimali».

L’esistenza e il funzionamento di questo sodalizio criminale costituito da soggetti privati (Cerroni, Bruno Landi, Francesco Rando, Piero Giovi, Giuseppe Sicignano), pubblici funzionari (il deceduto Arcangelo Spagnoli, Luca Fegatelli) e politici (tra i quali il deceduto Mario Di Carlo, Giovanni Hermanin de Reichfield e Giovannetti Romano, quest’ultimo segretario particolare dell’ex assessore Pietro di Paolantonio) è stata nel tempo monitorata e ricostruita grazie all’utilizzo massiccio di intercettazioni telefoniche, all’assunzione di sommarie informazioni testimoniali, a corpose acquisizioni documentali, ad accurate consulenze tecniche.

In tutto gli indagati nell’inchiesta sono 21. Tra essi anche l’ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo: ipotizzati i reati di abuso d’ufficio e falso per la vicenda del termovalorizzatore di Albano. Intanto gli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Roma stanno procedendo al sequestro della somma complessiva di quasi19 milioni di euro alle società e.Giovi srl (gestore della discarica di malagrotta) e pontina ambiente srl (gestore della discarica di albano laziale), provento dei reati di traffico di rifiuti.

Sulla vicenda è intervenuto il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che si è detto sereno e fiducioso nell’operato della magistratura ricordando che «i fatti citati da quest’inchiesta risalgono e si riferiscono a un periodo molto precedente alla nostra amministrazione» e spiegando che «un dirigente amministrativo di prima fascia non può essere demansionato, e l”amministrazione politica ha l”obbligo di garantirgli una funzione legata alla sua funzione amministrativa” e concludendo che «noi abbiamo rispettato la legge, dunque chi oggi fa le critiche dovrebbe rivolgersi alle leggi del governo nazionale che tutelano questa figura di dirigente».

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