Regioni, riduzione da fare insieme alla riforma del Senato

La proposta dei senatori Pd Morassut e Ranucci punta alla riduzione degli enti da 20 a 12 e a una razionalizzazione territoriale

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E’ possibile affrontare la riforma del Senato senza affrontare allo stesso tempo quella delle Regioni? Secondo il deputato del Pd Roberto Morassut, primo firmatario della proposta di legge presentata alla Camera sulla riduzione delle regioni italiane da 20 a 12, non è possibile perché “la riforma del regionalismo italiano non è meno urgente della riforma elettorale e di quella che riguarda l’istituzione del Senato delle Regioni che andrebbe affrontata subito e senza rinvii.”

PRIMA LA RIFORMA DELLE REGIONI – Per di più non è possibile costituire una Camera nuova incentrata sugli eletti delle Regioni – come sarà il nuovo Senato – senza riformare le regioni stesse anche perché il tema delle regioni è un tema molto sentito dai cittadini. “Le posizioni espresse dal Presidente Chiamparino – continua Morassut – sono, da questo punto di vista, incoraggianti” e cita l’esempio della  Francia dove le nuove regioni prenderanno vita nel 2016. “Si può fare anche in Italia riducendo il numero delle regioni e fissando la data di avvio delle nuove istituzioni.” Nel frattempo si potranno sperimentare tutte le collaborazioni interregionali propedeutiche ai nuovi assetti come propone il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

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Ancora più urgente e non rinviabile è l’istituzione di una Regione che corrisponda al territorio metropolitano di Roma Capitale perché questa città ospita lo Stato, il Vaticano e conta quasi 4 milioni di abitanti.

ACCORPAMENTO E RIDUZIONE –  Il tema dell’accorpamento e della riduzione del numero delle regioni si inserisce nella discussione aperta direttamente dal presidente della Conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino che sarebbe favorevole e avrebbe chiesto al presidente Renzi un incontro urgente per discutere “di prospettive e ruolo delle Regioni”. E siccome per i soli consigli regionali si spendono circa 1160 milioni di euro, dall’aggregazione potrebbero arrivare soltanto da questo capitolo risparmi per almeno 400 milioni di euro. La proposta di legge di Morassut e del senatore Raffaele Ranucci prevede che a Nord l’unica amministrazione a rimanere inalterata sarebbe la Lombardia. Al suo fianco, oltre all’Alpina, nascerebbe il Triveneto, unione di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Al centro Italia, l’Emilia guadagnerebbe dalle Marche la provincia di Pesaro e accanto alla già citata Adriatica, nascerebbe l’Appenninica, unione di Toscana, Umbria e provincia di Viterbo. Il Lazio scomparirebbe, diventando un unico grande Distretto di Roma Capitale, lasciando le province meridionali alla neonata regione Tirrenica, insieme alla Campania. Sempre al Sud, la Puglia guadagnerebbe dalla Basilicata – soppressa – la provincia di Matera, trasformandosi in Levante. Mentre la Calabria, con l’ingresso della provincia di Potenza, si trasformerebbe nel Ponente. Immutate, infine, Sicilia e Sardegna.

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