Camera di Commercio, ancora incerta la nuova presidenza

Il decreto della Regione Lazio chiarisce la composizione del Cda, ma i giochi sui vertici ancora non sono fatti

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Potrebbe concludersi a breve la travagliata vicenda della Camera di Commercio di Roma e provincia fra ricorsi e diatribe sulla permanenza del pluripoltronato Cremonesi, che ormai si trascina da almeno 3 anni. Il decreto sulla composizione del consiglio della CCIA firmato dal presidente della Regione Zingaretti, ufficializza il numero  dei componenti ma in sede di voto per la presidenza la situazione resta fluida, perché anche se il favorito rimane il direttore della CNA Nicola Tagliavanti che secondo il gentleman agreement con Giancarlo Cremonesi dei tempi di Alemanno avrebbe dovuto ottenere l’alternanza  dopo i due anni di presidenza Cremonesi, non è ancora dato di sapere da che parte stiano davvero l’Abi, i consumatori, i sindacati Cgil, Cisl e Uil, Coldiretti e Cia.

Secondo i calcoli degli addetti ai lavori allo stato attuale Tagliavanti si aggiudicherebbe dai 16 ai 18 seggi su un totale di 32, quanto gli basterebbe per vincere. e dettare le regole. Ma secondo alcune indiscrezioni stampa dopo la  mancata  «staffetta» di due anni fa , Tagliavanti potrebbe anche mettere insieme i numeri per un  leader diverso sicuramente gradito ai «piccoli». Ipotesi che non troverebbe  il consenso degli industriali che appoggiano la candidatura di Rosario Cerra presidente di Confcommercio. Comunque sia e anche se dopo una lunga gestazione, il decreto firmato da Zingaretti individua le organizzazioni di categoria che designano i componenti del Consiglio della Camera di Commercio di Roma e vengono ripartiti i seggi. Anche se poi è di  esclusiva responsabilità della CCIA verificare la veridicità degli atti e della documentazione presentata dalle diverse organizzazioni .

Le modalità di verifica dei documenti presentati dalle diverse organizzazioni sono state inoltre definite dalla Giunta della Camera di Commercio ll 26 maggio scorso, e sono state trasmesse alla Regione con la  relazione finale e i  documenti acquisiti dalle organizzazioni imprenditoriali, sindacali e dei consumatori. Adesso la «palla» passa alle associazioni che dovranno indicare i nomi da inserire in consiglio tenendo conto, per la prima volta, delle «quote rosa» visto che l’ultima volta i maschi erano 33 su 33. In tutta la vicenda una nota di noire è emersa quando Unindistria, Federlazio, Confcommercio, Confartigianato e Confagricoltura avevano scritto al presidente della Regione criticando il segretario generale della Ccia Pietro Abate per non avere «aperto i plichi» con le certificazione delle aziende (necessarie ad attribuire i seggi) «in pubblico».

Ma alla fine di questa interminabile fiera di giochi di potere per gestire il piatto milionario della CCIA, è prevedibile che rimarranno i due blocchi contrapposti di “piccoli” e “grandi” con un  sbocco a colpi di maggioranza, più o meno ampia.

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