Lazio: Corte dei Conti punta il dito su impreparazione degli amministratori, ricorso a consulenze e proliferazione delle leggi

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«La sezione nel 2016 ha emesso condanne per danni per oltre 35 milioni di euro per le sole fattispecie verificatesi nel Lazio, ma si deve ritenere che tale cifra costituisca solo la punta dell’iceberg del pregiudizio derivante dalla mala gestii». Lo ha detto la presidente della sezione giurisdizionale per la regione Lazio della Corte dei Conti, Piera Maggi, durante il discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario 2017. Al di sotto di questa punta vi sono tuttavia situazioni dovute a carenza di giurisdizione in casi in cui è in gioco il pubblico denaro, ma anche «di colpa non grave, di mancato compiuto e soddisfacente raggiungimento della prova, delle ipotesi che sfuggono per mancanza di notitia damni specifica e concreta, di problemi procedurali o di prescrizione o di particolare astuzia degli artefici nel consegnare e occultare le fattispecie dannose e tanto dà misura dell’enorme pregiudizio che l’erario subisce».

Secondo il presidente Maggi la cattiva gestione nell’amministrazione pubblica può dipendere anche dall’inadeguatezza da personale inadatto e impreparato. Questo determina casi i cui «l’assunzione o l’avanzamento in carriera di personale inidoneo, non adeguatamente selezionato o formato, ma pur sempre retribuito» favorisce il ricorso a costose consulenze per attività che «dovrebbero essere istituzionali e che, invece, vengono fatte svolgere da soggetti estranei all’amministrazione». Tuttavia «non si deve e non si può dubitare che esista anche una maggioranza silenziosa che ben opera quotidianamente nel rispetto delle norme e dei valori», ma nel complesso è «tangibile l’insoddisfazione dei cittadini e l’insufficienza dei risultati gestionali ed amministrativi in plurime situazioni che interessano anche la cronaca».

Negli imputati anche di grave colpa i giudici debbono registrare «un preoccupante modo di intendere il proprio lavoro ed i propri doveri e, spesso, anche in casi in cui non si addiviene a condanna per motivi procedurali o per insufficienza di prove, si intravedono, comunque, spaccati di una realtà dominata da una inadeguata visione e cura del pubblico interesse e dell’erario». Queste le eventuali colpe soggettive, ma il giudizio della Corte spesso viene ostacolato dalla mancanza di chiarezza e dalla proliferazione delle leggi e  dalla loro frequente modifica che che crea «difficoltà di coordinazione e interpretazione del diritto stesso».

Infine la presidente ha puntato il dito sul  sotto organico di magistrati (circa il 37%) dovuto in gran parte al pensionamento anticipato  di molti senza ricambio e ciò comporta «il rischio che un consistente bagaglio di esperienze e di professionalità si sia perso senza la auspicabile trasmissione intergenerazionale in un momento così difficile».  Per una sezione, quella del Lazio che  è competente su un territorio dove hanno sede i ministeri, la gran parte degli enti pubblici, molte importanti società partecipate, comuni di grandi, medie e piccole dimensioni, asl e università.
gl

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