Campidoglio, i sindacati si sentono esclusi da Luigi Nieri

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I sindacati si sentono esclusi da Luigi Nieri

Sulla macrostruttura del Campidoglio, che più volgarmente riguarda il sottogoverno di un’azienda come il Comune di Rona con circa 24.000 dipendenti, si aprirà probabilmente una guerra di logoramento reciproco fra la giunta e i partiti di maggioranza. Ma sulla complessiva ristrutturazione della macchina burocratica anche i sindacati cominciano a rizzare le antenne e a mettere le mani avanti. Ieri Cgil, Cisl e Uil sono stati invitati dalla Commissione Personale di Roma Capitale per un confronto con il vicesindaco e assessore Luigi Nieri sulle vicende che riguardano le possibilità di scorrimento delle graduatorie dei concorsi interni di comparto e della dirigenza.

E’ evidente che sulla macrostruttura i sindacati vogliono dire la loro mentre da mesi sono in attesa dell’apertura di un tavolo sindacale «sulla fattibilità delle “promesse elettorali” di valorizzazione del personale capitolino così come per la trattativa sul precariato». «Avevamo capito – prosegue la nota sindacale – che si attendeva un approfondimento della normativa in essere, scopriamo oggi, in questa “anomala” riunione (in una sala affollata da dipendenti, dirigenti, consiglieri e rappresentati sindacali) che per l’Amministrazione ci sarebbero, al momento, impedimenti normativi e che si attende la trasformazione in legge del decreto 101 per poter dare risposte diverse e per avere la possibilità di essere coerenti con quanto dichiarato in campagna elettorale e approvato in mozioni Consiliari al Campidoglio».

Ma la sorpresa dei vertici sindacali, che si sentono evidentemente scavalcati, è stata quando Nieri ha annunciato l’aumento del buono pasto a 7 euro dopo anni di disattese richieste sindacali. Ci sarebbe di che gioire se non fosse che su questo ed altri temi Cgil, Cisl E Uil si attendevano un confronto in sedi appropriate, magari a porte chiuse per poter giocare meglio il loro peso nella trattativa.

«Quelle sedi in cui, oltre a parlare, si mette nero su bianco quanto concordato e si dà seguito pratico a ciò che si decide» e magari si fanno anche accordi aummo aummo. Invece i sindacati hanno dovuto subire una «surreale “passerella”» (sic) di prese di posizione a favore delle richieste dei dipendenti «senza che da ciò sia scaturito nulla di concreto, anzi con l’impressione che difficilmente ai propositi seguiranno i fatti».

Per questo i sindacati hanno deciso di convocare un’assemblea di tutto il personale capitolino per il 30 ottobre «perché non è più tempo di attendere, non possiamo assistere inermi all’utilizzo di risorse per gli incarichi ad esterni quando ci sarebbero professionalità interne di qualità da impiegare a costo zero». In conclusione pare proprio che il nuovo modello di relazioni sindacali firmato Ignazio Marino per Cgil Cisl e Uil non funzioni sia nel metodo che nel merito. E se il sindaco e alcuni dei suoi assessori volessero invece ribaltare vecchi schemi consociativi?