Disoccupazione, pensioni misere e povertà: Roma e Lazio in ginocchio

0
111

Uno sciopero generale anche solo di 4 ore per non gravare sulle tasche dei lavoratori, non è una passeggiata soprattutto se non è solo contro la manovra finanziaria del governo, ma per ottenere risposte ad una crisi che apre squarci ellenici soprattutto nella nostra regione. I numeri forniti oggi in conferenza stampa per la presentazione dello sciopero di mercoledì, più che preoccupanti sono, per alcuni aspetti, terrificanti sotto il profilo sociale.

Così i tre segretari di Cgil Claudio Di Berardino, Cisl Mario Bertone e Uil Pierpaolo Bombardieri non hanno lesinato dati e numeri conditi da considerazioni molto critiche nei confronti del Governo, del Comune e della Regione. Ma vediamoli questi numeri nella loro scarna tragicità. Dal 2012 al 2013 a Roma e nella regione si sono persi altri 25.000 posti di lavoro con un tasso di disoccupazione che ha già raggiunto il 12,4%. Fra i giovani dai 15 ai 24 anni la percentuale sale al 40% con un totale di 300.000 unità delle quali il 50% da tempo sono senza lavoro, ovvero disoccupati cronici.

In cassa integrazione ci stanno 70.000 lavoratori, mentre il 70% dei cassaintegrati in deroga attendono da mesi lo stipendio che, grazie ai ritardi della Regione e dell’Inps, rischiano di creare altri 30.000 disoccupati dalle piccole imprese. Ma lo spettro della povertà aleggia ormai su circa 800.000 lavoratori e pensionati laziali che sopravvivono con meno di 700 euro al mese. E’ in questo contesto che i 5000 sfratti per morosità rappresentano una bomba sociale soprattutto a Roma dove non si riesce a concordare con il Comune un piano urgente per 4000 alloggi popolari da costruire o ristrutturare entro i prossimi 5 anni.

Ma sul Lazio aleggiano altri spettri di disoccupazione. Alitalia, ad esempio, che occupa direttamente o indirettamente 40.000 dipendenti dei quali quali già 10.000 a rischio. Un po’ come per tutte le aziende pubbliche particolarmente presenti a Roma e nel Lazio ormai soggette a ristrutturazioni e tagli. Di Berardino e Bertone hanno puntato i riflettori sulla funzione pubblica sono bloccati da due anni con una decurtazione reale dello stipendio di 178 euro lordi al mese. Per non parlare dei 480.000 pensionati che nel Lazio percepiscono meno di 1000 euro al mese, il 73% del totale.

Disoccupazione, pensioni misere e povertà rappresentano plateali decurtazioni del potere d’acquisto e quindi dei consumi. Un ciclo vizioso che può essere spezzato solo dall’intervento pubblico. Ma secondo Bombardieri le istituzioni (Comune e Regione) latitano anche quando si tratta di concertare misure per il risanamento e la produttività del settore pubblico. Serpeggiava nel corso della conferenza stampa una sfiducia nei politici e negli amministratori sempre prodighi di promesse ma restii a coinvolgere i sindacati che pure rappresentano le uniche vere organizzazioni democratiche di massa ancora esistenti.

Come a dire che i sindacati non hanno bisogno di primarie quando il 97% dei lavoratori partecipa all’elezione delle loro rappresentanze unitarie nei luoghi di lavoro. La politica è sorda ha detto Bombardieri, ricordando che un’ora di Consiglio regionale costa 90.000 euro e Fiorito Batman continua a percepire una pensione di 3500 euro al mese.

GUARDA L’INFOGRAFICA

Disoccupazione, pensioni misere e povertà: Roma e Lazio in ginocchio

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI CINQUE QUOTIDIANO

[wpmlsubscribe list=”9″]