A Roma e nel Lazio servono più interventi pubblici

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claudio di berardino Roma e Lazio nella morsa della crisi

Viene spontaneo chiedersi se lo sciopero generale sia ancora utile. Ovviamente lo è per il sindacato che «per sua natura tratta e concerta altrimenti tocca ricorrere alle manifestazioni e allo sciopero. Più che mai quando i partiti latitano come oggi». Lo dice chiaro e tondo il segretario della Cgil di Roma e del Lazio Claudio Di Berardino, ricordandoci che i sindacati sono ancora forze sociali coese e rappresentative. «In più – prosegue – questo è il primo sciopero unitario con Cisl e Uil da 5 anni a questa parte».

E’ vero che la manifestazione di Roma non è stata gran che partecipata, ma i dati del segretario parlano di adesioni allo sciopero sino al 50% fra i municipales, più basse per Atac che tuttavia ha subito forti rallentamenti nel servizio e punte del 65% nei distretti industriali del Lazio. Per il segretario della Cgil «lavoratori e pensionati hanno capito benissimo di scioperare contro il peso di questa manovra finanziaria, ma soprattutto per sollecitare investimenti pubblici senza i quali non ci sarà ripresa economica».

In Regione e Comune la situazione non è migliore anche se con Zingaretti «è aperto un tavolo per lo sviluppo e l’occupazione, ma se si attendono solo i fondi europei i tempi si allungano a dismisura e intanto non si risolve il problema della Cassa in Deroga senza la quale ci troveremo altri 36.000 disoccupati. Inoltre a livello regionale ci sono 70 vertenze aperte. Non si parla solo della Fiat di Cassino o della Videocon, ma di realtà con centinaia di dipendenti quali il san Raffaele di Cassino, la Ritel e la Plasmon di Rieti, la Sigma Tau, Alamviva e presto la Telecom di Roma, tanto per citarne alcune.

E’ vero che soldi mancano, ma per coprire i 35 milioni degli ammortizzatori sociali si potrebbe prolungare di almeno 4 anni il rientro dal debito sanitario liberando almeno 70 milioni».  Per quanto riguarda il comune di Roma, risolta temporaneamente la questione della metro C, Di Berardino è convinto che il sindacato non sia ancora coinvolto nella discussione sui piani industriali di Atac e Ama e tanto meno sulla qualità e l’entità dei contratti di servizio che si dovranno stipulare. «Eppure il sindacato può dare un contributo decisivo al sindaco  per sciogliere i nodi di sprechi, disservizi e produttività dei dipendenti». Intanto viaggiano numeri da paura: 250.000 disoccupati in provincia di Roma, 35.000 cassaintegrati, disoccupazione giovanile fra il 30 e 40% e 800.000 cittadini del Lazio ai limiti della povertà.

La crisi «diffonde il lavoro nero, l’evasione e tutti quei fenomeni “viziosi” che nascono dalle necessità di sopravvivenza». La casa ne è un esempio. «Con 5.000 sfratti il sindacato non può lasciare nelle mani dei soli movimenti una questione che richiede un piano urgente per la costruzione di almeno 4.000 alloggi popolari. Eppure – prosegue Di Berardino –  ci sono 100 milioni di fondi Gescal da trasferire alla Regione. Poi c’è il piano di housig sociale approvato dalla precedete amministrazione, basta solo sbloccare le aree assegnate ed i cantieri apriranno». Costruttori e lavoratori uniti nella lotta? Sempre che il Comune dia risposte rapide.