Media World, in 700 rischiano il posto di lavoro

L'Usb: «Ecco gli effetti delle liberalizzazioni e del Jobs Act»

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Media World, catena di elettronica di consumo leader del mercato europeo, annuncia la chiusura di 7 punti vendita sul territorio nazionale. Le chiusure previste sono a Nola, Napoli, Roma, Genova, Milano, Beinasco e Settimo Milanese.

LA CRISI – Mentre da un lato progetta nuove aperture in Italia, dall’altro Media World dichiara chiusure ed esuberi che impatteranno sulle condizioni materiali di circa 700 donne e uomini, a cui si prospetta un futuro di disoccupazione.
“Ecco gli effetti delle liberalizzazioni e del Jobs Act – attacca Francesco Iacovone, dell’Esecutivo Nazionale USB Lavoro Privato – la politica degli annunci è un grande bluff, la realtà la vediamo tutti i giorni con le grandi crisi occupazionali di questo Paese, dalla Indesit all’Auchan, dalle grandi Coop fino ad arrivare all’elettronica di consumo e a Mediamarket”.

LA PROTESTA DEI SINDACATI – “Non è accettabile – sottolinea il rappresentante USB – che in territori dove l’occupazione è preziosa, e a volte sottrae manovalanza alla criminalità organizzata, queste multinazionali drenino risorse, sfruttino la manodopera per poi dileguarsi al primo accenno di difficoltà”.
“L’USB, sindacato che in Media World conta un numero considerevole di iscritti, indice fin da ora lo stato di agitazione e propone un confronto ampio con tutte le componenti in campo, per raccogliere proposte e soluzioni alternative ai licenziamenti. Non accetteremo soluzioni al buio, che non prevedono la salvaguardia dei diritti acquisiti e la certezza del posto di lavoro”, conclude Iacovone.

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