Carlo Ancelotti, tra Moggi e Mourinho

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Classe 1959, girovago delle panchine, dalle nebbie padane al Louvre, passando per Milano, Torino e Londra, Carlo Ancelotti si racconta in un’intervista fiume alla rivista MAX e parla di tutto, compreso il suo passato al fianco di Moggi: «Un dirigente come lui ti tutela alla grande, al di là di quello che può essere successo dopo. Come uomo era molto divertente ma, al momento giusto, sapeva essere molto autorevole». E in sua difesa aggiunge: «Io ho parlato con i procuratori e ho detto quello che sapevo, cioè niente. Moggi non mi ha mai anticipato il nome di un arbitro».

Ancelotti è esigente con i suoi giocatori, ma mai parco di complimenti: «Mamma mia quanto è forte Menez. Ma deve fare ancora il salto di qualità, gli manca la continuità. Pastore è un talento diverso, non ha la sua velocità. Sarà un grande centrocampista alla Seedorf. Può giocare anche da trequartista, se ha spazio».

Sullo storico duello Inzaghi-Crespo racconta: «Hernán è un grandissimo attaccante. Tecnicamente è il più bravo dei due ma, dentro l’area, ancora oggi Pippo è il più forte di tutti. E poi mi ha fatto vincere tante cose. È come un fratello”. E ancora su Inzaghi, “maltrattato” da Allegri, aggiunge: «L’ho chiamato e gli ho detto: ma dove vai, resta lì fino in fondo. Tu hai fatto la storia del Milan. Farai un addio in grande stile e io quel giorno ci sarò».

Il collega Mourinho e le critiche dei tifosi: «E’ un grande, vincerà la Liga. Fa rendere le sue squadre, cosa ancora più importante che farle giocare bene».

Il rapporto con i soldi: «Non alleno mica per i soldi. Hanno montato su una storia che non ti dico sui miei presunti guadagni. Hai letto del vescovo di Padova? Monsignor Mattiazzo se l’è presa col mio stipendio. “Immorale che questo signore guadagni 500 mila euro l’anno”, ha detto nell’omelia ai fedeli”».

I suoi modelli, tra passato e presente: «Zeman è uno che fa bene a questo sport. Le sue idee sono sempre valide. Nella gestione della squadra il mio modello è Liedholm, impareggiabile. All’epoca il Barone era uno controcorrente».

Su Balotelli e Cassano: «Li allenerei volentieri. Balotelli è un grandissimo giocatore, più di Cassano. Non si sa dove può arrivare. Può fare tutto in campo».

Un futuro in giallorosso? «Sì, e spero che ora non s’incazzi pure Luis Enrique. Lui ha buone idee, buona filosofia, da adattare al calcio italiano. Ha bisogno di tempo, glielo daranno? Comunque dalla Roma non ho mai avuto contatti. Sarà che guadagno parecchio…».

Qualche rimpianto? «Sono a Parigi, ma Sarkozy non mi ha mai chiamato. E nemmeno Carla Bruni, sono proprio uno sfigato. Tra i due, avrei preferito lei».