«Ho visto cose buone su cui lavorare»

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Debutto amaro quello dello stadio Flaminio per la Nazionale di football americano allenata da Vincent Argondizio. Il Blue Team, in campo a Roma dopo una assenza di circa 20 anni, è stato sconfitto per 57-0 dal college statunitense di West New England davanti a circa 600 persone.

A dare il simbolico calcio d’inizio alla gara ci ha pensato Licia Colò, madrina della squadra azzurra. Troppo alto il divario tecnico che si è visto tra i ragazzi di Argondizio e gli statunitensi. Nonostante si trattasse di un college di terza divisione, i “golden bears” del New England hanno dimostrato tutta la loro migliore preparazione al gioco del football. Nonostante il passivo però i ragazzi del Blue Team hanno messo in mostra alcune note positive, su cui l’allenatore potrà lavorare per cercare l’obiettivo che la federazione si è posto, quello di ben figurare nel prossimo Europeo di fascia B, che ospiteremo in Italia, e portare la selezione azzurra nel gruppo A.

«Ovviamente è stata una sconfitta dal punteggio pesante – spiega il tecnico Vincent Argondizio – non dimentichiamo però che il college di West New England è una squadra forte, che viene da un campionato di divisione 3 con dieci vittorie e un’esperienza nei play-off. Cose positive però ne ho viste. Per quattro volte infatti siamo entrati nelle loro 20 yard e in difesa si sono viste buone azioni. Va aggiunto poi il fatto – continua Argondizio – che mancavano alcuni ragazzi, per infortuni o per impegni in coppa con il Parma, ma la cosa mi ha permesso di vedere giocare molti ragazzi di buona prospettiva, alla loro prima esperienza con la Nazionale, e questo era uno dei nostri obiettivi principali con cui affrontavamo il college di West New England». «La loro abitudine a giocare insieme, cosa che fanno per 200-250 giorni l’anno – aggiunge -, ha fatto la differenza, ma a mio avviso il punteggio ci ha penalizzato troppo. Adesso ci prepariamo per affrontare il Four Helmets di luglio, un torneo a Firenze contro cui ci scontreremo con avversarie (come la Danimarca, ndr), che come noi lottano per salire nel gruppo A del campionato Europeo».

Paolo Pizzi