Verso le Olimpiadi, D’Aniello prende la mira per Londra

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Un pezzo di Nettuno a Londra. Francesco D’Aniello, classe 1969, ovvero il re del tiro a volo, è pronto ad affrontare la grande avventura delle Olimpiadi, la seconda esperienza per colui che centrò l’argento a Pechino 2008.

Una delle probabili medaglie della spedizione azzurra passa anche attraverso la precisione e la professionalità del campione nettunese. D’Aniello di certo non trema all’idea, anche perché in appena otto anni di attività vanta un palmares degno di un atleta arrivato a fine carriera. Tra le numerose vittorie basterebbe annoverare gli ori ai Mondiali di Nicosia e di Maribor, e quello agli Europei di Osijeki, per rendere l’idea della caratura di D’Aniello.

L’atleta azzurro proprio oggi effettuerà l’ultimo test pre-olimpico, partecipando al campionato italiano, in programma a Ponso.

Come sta procedendo la fase di preparazione in vista di Londra?
«Sto effettuando gli ultimi test, anche se lo sforzo più grande è stato compiuto a Sydney lo scorso anno, quando riuscii a conquistare l’agognato pass olimpico. Ora mi rimane l’ultimo obiettivo, ovvero riuscire a difendere il titolo italiano».

Quando farà il suo esordio a Londra, e soprattutto quale obiettivo ritiene di poter centrare?
«Gareggerò il 2 agosto nella splendida zona di Greenwich, per quanto concerne le ambizioni, sarebbe ipocrita negare che conto di arrivare più in alto possibile. Detto questo è sempre arduo fare pronostici, anche perché la nostra disciplina si basa su un sottile equilibrio, dettato in gran parte dalla concentrazione e dalla tranquillità interiore. Diciamo che mi sento tranquillo, quindi…».

Quanto è profondo il suo legame con Nettuno?
«Nettuno per me è tutto. E’ la città che mi ha dato i natali, ma anche lo stesso luogo in cui lavoro (come agente di polizia, ndr) e in cui ho coltivato gli affetti familiari. Certo, praticando una disciplina poco mediatica non vengo spesso fermato per strada, ma considerato il mio carattere questo non può che essere un bene».

Ritiene le Olimpiadi ancora oggi, l’autentica festa dello sport mondiale?
«Senza ombra di dubbio. Il fascino di questa competizione è ineguagliabile. Il momento dell’accensione della fiaccola olimpica rimane unico, per questo non capisco come si possa rifiutare di essere il portabandiera ufficiale della propria nazione. Rispetto la decisione della Pellegrini, ma temo si tratti più di una trovata mediatica, l’alibi della fatica non regge. Capitasse al sottoscritto sarebbe un onore».

Campioni si nasce, non si diventa, almeno nell’animo.

Marcello Bartoli