Verso le Olimpiadi, Frangilli: «Non voglio solo partecipare»

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Non parliamo di rivincita, né di resurrezione, tanto meno di ultima chance. Per Michele Frangilli, aviere dell’Aeronautica Militare, il più medagliato arciere italiano di tutti i tempi, le Olimpiadi di Londra saranno “solo” un’altra occasione per far bene e rimpinguare un palmares già da capogiro. Frangilli, nato a Gallarate il 1 maggio del ’76, lascia poco spazio al passato e cerca di pensare giorno per giorno, anzi “evento per evento”. Poco importa che nella sua bacheca, nonostante le tre partecipazioni ufficiali ai Giochi (bronzo a squadre ad Atlanta ‘96 e argento a squadre a Sidney 2000, flop ad Atene), manchi ancora la medaglia del metallo più prezioso.

Poco importa non aver centrato, quattro anni fa, la qualificazione per Pechino nonostante le ottime prestazioni fatte registrare nel biennio precedente. Non c’è spazio per recriminazioni, rimpianti o bilanci. Non c’è tempo di pensare a quello che verrà, se ci sarà ancora un posto in aereo per il Brasile. Per gli arcieri azzurri i Giochi scattano il 27 luglio e nel ritiro di Cantalupa (To) si cerca di allenare il braccio e la mente a rimanere saldi e a non cedere di fronte alle inevitabili pressioni.

«Sono una persona che non si butta giù dopo una delusione o un risultato poco soddisfacente e che non è abituata a guardare troppo al di là – dice Frangilli – perciò sono concentrato al massimo su questa Olimpiade. Non cerco nessun riscatto, voglio solo portare a casa una medaglia. So che mi manca l’oro, ma non deve essere un assillo». «Il mio obiettivo – aggiunge – è dare il massimo e tirare bene ogni singola freccia, i risultati arrivano di conseguenza. Forse a squadre abbiamo più chances di arrivare al podio, ma anche a livello individuale me la gioco a viso aperto. Può succedere di tutto: quel che è certo è che non vado a Londra solo per partecipare».

Il trio azzurro (insieme a Frangilli ci saranno Galiazzo e Nespoli, con Meliotto riserva) tirerà nello storico Lord’s Cricket Ground: la squadra da battere, secondo molti, sarà ancora la Corea del Sud. «Occhio anche a Francia, Messico e Usa», avverte Frangilli. Da parte dell’Italia, però, c’è il “peso” della storia: dal 1996, infatti, la spedizione azzurra di tiro con l’arco torna dalle Olimpiadi sempre con qualche medaglia al collo. Segno, questo, che il movimento gode di buona salute. «E’ uno sport poco televisivo ma molto praticato, specialmente in Lombardia e Piemonte e più in generale nel nord Italia – conclude Frangilli -. Speriamo di conquistare una bella medaglia e accrescere così il numero di arcieri in Italia».

Diego Cappelli