Verso le Olimpiadi, Matteo Morandi: appuntamento con la finale

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E’ nato trentuno anni fa a Vimercate e, come il suo atleta di riferimento Juri Chechi, è specialista negli anelli. Matteo Morandi, due Olimpiadi alle spalle, nel 2004 ad Atene e nel 2008 a Pechino, è pronto per affrontare la sfida di Londra.

Parla innanzitutto della sua città, del sostegno dei suoi concittadini nelle occasioni importanti. «Sono nato a Vimercate ma vivo a Velasca, una frazione a tre chilometri di distanza con 1.700 anime circa. Lì ci si conosce davvero tutti e quindi il sostegno che ho per la mia attività agonistica è straordinario, totale».

Qual è il suo primo obiettivo a Londra? «L’obiettivo è quello di entrare nella finale a otto per gli anelli del 6 agosto». Prima, però, gareggerà anche con la squadra. «Sì, il 28 ci sarà il debutto, con tutta la squadra, un appuntamento nel quale cercherò di dare il miglior contributo con la mia specialità».

Con quali aspettative, per tutta la formazione azzurra? «Siamo già stati molto bravi a qualificarci nel test di gennaio. La nostra è soprattutto una squadra di specialisti: Busnari al cavallo, Cassina alla sbarra, io con gli anelli. In questi ultimi anni, pertanto, non è mai stato facile entrare nelle prime dodici squadre. Tanto più che le altre nazioni sono cresciute molto. Il Brasile, ad esempio, l’Ucraina e recentemente anche l’Inghilterra. Puntiamo comunque a fare una bella gara e, come minimo, a dimostrare che ci siamo pienamente meritati la qualificazione».

Sul piano individuale, invece, quali sono i concorrenti più temibili agli anelli? «Il brasiliano Zanetti, ma anche il russo Balandin, che mi ha battuto agli Europei di Montpellier, lasciandomi l’argento. Ci sono anche i cinesi e, come accade a ogni Olimpiade, le eventuali sorprese che non ti aspetti».

Manca all’appello un atleta di casa. «Sì, fino a questo momento gli inglesi non sono riusciti a emergere agli anelli. Hanno campioni in altre specialità come, ad esempio, nel corpo libero o nel cavallo con maniglie».

Guardando, invece, la sua lunga carriera, a quale risultato lega il ricordo più bello? «Fino al 2005 avevo realizzato ottimi risultati agli anelli, conquistando più volte il podio. Poi, anche per il cambiamento del codice, ho attraversato un lungo periodo di difficoltà. Nel 2010, finalmente, sono arrivati l’oro agli Europei di Birmingham e l’argento ai Mondiali di Rotterdam. È stato il momento più bello fino ad oggi».

 Alle prossime Olimpiadi porterà con sè anche qualche piccolo gesto di scaramanzia cui è legato? «No, non mi sono mai affidato alla scaramanzia. Non ci credo. Come molti atleti, invece, finisco col compiere i gesti di preparazione alla prova sempre allo stesso modo, come fosse un rituale. Ma è solamente un fatto di precisione».

Carmelo Bongiovanni

(Foto Prili – per gentile concessione)