Verso le Olimpiadi, in bacheca c’è un posto da riempire

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Roberto Meloni parte per la sua terza avventura olimpica. Il judoka romano  si è allenato al Centro Federale di Ostia, guidato dal suo tecnico Dario Romano, per ultimare la preparazione in vista del debutto nella categoria 90 kg previsto per il 1° agosto.

Come è nato il suo amore per il judo?
«Praticamente sono cresciuto in una famiglia di judoka. Mio padre, Angelo Meloni, era mastro, e anche mia madre, Vincenza Panara era cintura nera. Sin da piccolo ho iniziato ad allenarmi al Judo Club Roma, a Torre Angela, proprio con mio padre come allenatore. Nel momento in cui ho vinto il campionato Italiano Esordienti ho capito che quella sarebbe stata la mia strada».

Ha già due Olimpiadi alle spalle. Che ricordo ha di quelle esperienze?
«Sono state due partecipazioni tra di loro molto diverse. Ad Atene ero giovane, alla prima esperienza con i Giochi e alla fine è arrivato un nono posto che in fin dei conti poteva anche starci. A Pechino nel 2008 sono arrivato alle gare dopo il terzo posto del Mondiale di Rio de Janeiro, sulla carta avrei dovuto gareggiare per il podio, ma così non è stato».

Come è stato il suo avvicinamento a questa terza Olimpiade?
«Difficile… Dopo i Giochi di Pechino sono dovuto rimanere fermo per due anni per un’operazione alla schiena. In questo debbo ringraziare il gruppo sportivo dei Carabinieri che mi hanno permesso di recuperare con la massima serenità,  dandomi tutto il supporto necessario. Al termine della riabilitazione ho deciso di rimettermi in gioco. Nelle prime cinque competizioni che ho fatto ho conquistato due ori, due argenti e un bronzo, guadagnandomi il dodicesimo posto del ranking e il pass per Londra».

Si è dato un obiettivo per i Giochi inglesi?
«Io nella mia vita di atleta mi sono dato un obiettivo, che è quello di conquistare una medaglia in tutte le competizioni fatte, Olimpiadi, Europei, Mondiali. Per il momento me ne manca una sola. L’Olimpiade è una gara strana, sulla carta possono anche esserci dei favoriti, ma tutto deve incastrarsi alla perfezione. E’ chiaro che io vado a Londra per vendere cara la pelle».

La vittoria che ricorda con maggiore piacere?
«Il terzo posto di Rio 2007».

A sostenerlo c’è suo figlio Giacomo, tre anni, avuto da Ylenia Scapin, judoka bronzo olimpico ad Atlanta ‘96 e a Sidney 2000. «Anche lui già inizia a vivere l’ambiente della palestra – conclude Roberto – ma per adesso lo fa come un gioco, né io né Ylenia vogliamo condizionarlo».

Paolo Pizzi