Usain Bolt: «Nel 2016 lascerò l’atletica per il calcio»

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Usain Bolt ha un chiodo fisso e non è migliorare il record del mondo nei 100 e 200 metri, ma trovare una squadra che gli permetta di realizzare il suo sogno di diventare calciatore professionista. Lo sprinter ha lasciato tutti sorpresi quando ha annunciato che dopo le Olimpiadi di Rio del 2016 lascerà l’atletica e diventerà un calciatore.

Dopo aver stravinto a Londra nei 100 e 200 metri, prendendosi l’oro anche nella staffetta 4 x 100, l'uomo più veloce del mondo ha detto che il suo futuro sarà nel calcio. Il giamaicano, che è stato celebrato dal Manchester United, la sua squadra del cuore, lo scorso settembre ha ricevuto un meraviglioso regalo da parte di Sir Alex Ferguson, che gli ha garantito una maglia dei "Red Devils" nell’intrigante sfida tra le leggende dello United e quelle del Real Madrid del prossimo giugno.

«Mi piacerebbe molto fare il calciatore, pratico già questo sport, ma dopo le Olimpiadi del 2016 – ha spiegato – vedrò se riuscirò a trovare una squadra, io penso che potrei essere un buon calciatore».

Detto che intende studiare anche un po' di samba prima di arrivare in Brasile, Bolt è sempre stato disponibile con i suoi fan per foto e autografi, da tifoso del Manchester United non ha voluto rivelare la sua fede calcistica brasiliana («altrimenti farei felici alcuni di voi, ma tristi tanti alti altri») e poi ha parlato di atletica rivelando: «Avevo pensato di fare anche il salto in lungo per poi presentarmi qui a Rio in questa disciplina, ma il mio allenatore non è d'accordo, è preoccupato dei problemi alle ginocchia che può provocare questa specialità».

Bolt ha spiegato che in questi 4 anni che lo separano dalle Olimpiadi intende migliorarsi, ma sa anche che dovrà gestirsi. «Fra 4 anni sarò più vecchio e non sarà facile mantenere questo livello di performance – ha detto Bolt -, ma lavorando un po' di meno negli allenamenti per non stressare troppo il mio fisico posso continuare a far bene, non sono preoccupato, fra 4 anni sarò ancora in forma». E noi ci crediamo.