Verso la vetta a “Petko” in fuori

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«Scudetto? Se giocassimo come abbiamo fatto nel primo tempo faticheremmo a salvarci». Basterebbe questa frase pronunciata da Petkovic dopo il 2-0 rifilato domenica all’Atalanta per far capire perché la Lazio continua a sorprendere l’Italia intera.

Quattordici risultati utili consecutivi tra campionato e coppe hanno permesso al tecnico bosniaco di conquistare la semifinale in Coppa Italia, i sedicesimi di Europa League e di essere al secondo posto a soli tre punti dalla Juventus, favorita numero uno per lo scudetto. Bocciata in estate e poco considerata dagli addetti ai lavori, la Lazio di Petko viaggia a una velocità tale che si era vista solo nell’era Cragnotti con Eriksson in panchina.

La squadra attuale dimostra grinta e caparbietà ed esalta i tifosi strappando punti e vittorie anche nei momenti di difficoltà e nei match più sofferti. Un esempio? Domenica contro i bergamaschi, dopo un primo tempo opaco con una squadra lenta e prevedibile, l’allenatore biancoceleste non ci ha pensato due volte richiamando due leader come Candreva e Lulic e sostituendoli con Floccari e Cana e passando da un 4-1-4-1 al 3-5-2. L’effetto? Lazio spumeggiante e più equilibrata nella ripresa e tre punti portati in cascina.

Non solo le scelte tecniche e tattiche, ma anche la personalità dell’ex allenatore del Sion ha conquistato l’ambiente laziale. Il tecnico evita le polemiche, è semplice, diretto, lineare, ma soprattutto è sempre sincero. Nessuno dimentica le critiche alla squadra per l’atteggiamento dimostrato allo Juventus Stadium nonostante i suoi ragazzi fossero riusciti a strappare un punto all’allora quasi imbattibile squadra di Conte. Un allenatore che viene anche seguito dai suoi ragazzi sul campo. Biava, Konko, Radu, Marchetti e Hernanes sembrano giocatori di un’altra categoria rispetto allo scorso anno e anche i cosiddetti “non titolari” come Ciani, Floccari e Cana sono sempre pronti a dare il loro apporto.

L’allenatore si è trasformato da scommessa del patron Lotito a solida realtà come lo stesso presidente ha precisato: «E’ una sorpresa solo per i miscredenti. L’ho scelto perché aveva molte qualità morali e professionali. Lui governa lo spogliatoio con ingredienti non solo tecnico sportivi, ma anche morali e psicologici. Scudetto? Possiamo competere con tutti». Volano bassi Ledesma e Biava che invitano l’ambiente a restare con i piedi per terra: «Non abbiamo ancora fatto niente. Guardiamo in faccia la realtà e andiamo avanti una partita dopo l’altra».

Antoniomaria Pietoso