Picchio De Sisti: «Il calcio? Non è solo tecnica, ma anche rispetto»

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Dall’Atzeca alle aule di una scuola. Dall’Olimpico alla Cecchignola. Giancarlo Picchio De Sisti ha il calcio nel sangue e al collo l’argento mondiale della finale in Messico nel ‘70 e l’oro europeo di Roma ‘68. De Sisti ha compiuto da poco 70 anni ed è uno degli ambasciatori della Figc per il settore giovanile e scolastico: uno dei grandi saggi, in soldoni, che insieme a Gianni Rivera e a un “pool” di campioni promuove lo sport e il calcio tra i giovani.

«Un ruolo – dice – in cui mi ci ritrovo alla perfezione. Il calcio non è solo tecnica, ma anche e soprattutto comportamento in campo e rispetto, delle regole e degli avversari». E, in un mondo del calcio che sta assistendo a una veloce evoluzione, rimarca: «Lo scopo principale è divertirsi, non essere campioni a tutti i costi. Dobbiamo combattere la sottocultura che non ci fa essere buoni cittadini: le regole e gli insegnamenti dello sport sono gli stessi della vita». Picchio De Sisti, però, campione lo è stato per davvero, fino in fondo. Cinque anni di Roma, dal ‘60 al ‘65, poi la Fiorentina. Nove anni, un altro grandissimo amore. Subito la coppa Italia e la Mitropa (Coppa dell’Europa Centrale, ndr), poi lo scudetto.

«Firenze – dice senza mezzi termini – è la mia seconda Patria». La prima, inutile dirlo è Roma e la Roma. E proprio sull’attuale squadra giallorossa confida: «E’ ben messa, anche se punta ancora su un allenatore che è in qualche modo una scommessa. Osvaldo? E’ un grande attaccante, e poi direi che è arrivato il momento di dare spazio e fiducia a Destro. I giovani devono essere messi in squadra ». Centrocampista dalla vastissima visione di gioco, dotato di tecnica e tocchi brevi, semplicità, fosforo e polmoni, De Sisti ripensa a quella semifinale passata alla storia. «Di Italia-Germania ricordo tutto: dall’inno di Mameli all’ultimo minuto dei supplementari.

Il gol di Boninsegna dopo pochi minuti, il pareggio tedesco allo scadere e poi quell’extra time che ci ha fatto entrare nella leggenda». Un libro vivente: una storia nella storia. Giancarlo De Sisti è una colonna del calcio nazionale. Un rammarico? Probabilmente quella carriera da allenatore interrotta nel 1984 per un’infezione che lo stava per portare all’altro mondo. «Nella vita – dice con la modestia e con la trasparenza di pensiero che lo ha sempre contraddistinto – bisogna accontentarsi. Quella malattia mi stroncò la carriera da allenatore dopo i bellissimi anni alla Fiorentina. Poi ripartire fu difficile: qualche esperienza poco fortunata e poi l’avventura da commentatore».

Il calcio vissuto a 360°: gli anni di Anzalone, quelli di Liedholm e di Artemio Franchi: i Pontello e Costantino Rozzi. E ggi il calcio è sempre il leit motiv della vita di Giancarlo De Sisti. Oltre ad essere ambasciatore della Figc “Picchio” è anche il tecnico e selezionatore della nazionale parlamentari. «Compito complicato ma divertente», ammette. E veder sgroppare sul campo della Cecchignola Angelino Alfano, Enrico Letta e i loro colleghi deve essere uno spasso. «Pur sempre di calcio – confessa De Sisti – si tratta».

Marco Caroni