AS Roma, compleanno a Trigoria per De Rossi. Garcia lo convincerà a restare?

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Trent’anni di vita e dodici di Roma. Avrà pensato a questo ieri Daniele De Rossi, tornato ad allenarsi a Trigoria proprio nel giorno del suo compleanno. Il centrocampista di Ostia, di rientro dalle vacanze post Confederations Cup, ha infatti varcato ieri mattina i cancelli del Fulvio Bernardini per la prima volta dopo quel nefasto 26 maggio, una data che difficilmente riuscirà a cancellare da cuore e memoria e che più di una volta in questi due mesi ha fornito lo spunto per ipotizzare un suo futuro lontano da Roma.

E deve essere stato proprio questo il suo secondo pensiero, qualche minuto prima di prendere contatto con una realtà quasi totalmente nuova. Al suo rientro, De Rossi ha infatti trovato una Roma trasformata: un nuovo direttore generale, Mauro Baldissoni, un nuovo allenatore, Rudi Garcia, e quattro nuovi compagni.

Diverso anche l’ambiente, perché a dispetto dei circa 10 milioni che la Roma vorrebbe incassare da una sua eventuale cessione (risparmiandone molti di più di ingaggio), proprio come per Osvaldo, nello spogliatoio sembra tirare un’aria nuova. «De Rossi è perfetto per fare il mediano nel centrocampo a tre», ha detto qualche giorno fa Rudi Garcia, che aveva già avuto modo di precisare come «i calciatori forti è meglio averli dalla propria parte».

Una ventata di certezze tattiche inusuale nell’esperienza recente di De Rossi, che da Luis Enrique a Zeman, aveva smarrito la propria identità, ricoprendo, dal centrale di difesa al mediano fino all’intermedio, tutti i ruoli della zona nevralgica del campo. Un reparto centrale costruito intorno a lui invece, come vuole lo stesso Garcia, potrebbe cambiare tutto, rimettendolo al centro di un progetto che lui in primis ha voglia di risollevare dopo due anni fallimentari.

Progetto al quale sta lavorando anche Sabatini. Il ds, dopo due incontri a Londra, ha praticamente chiuso per Gervinho a 8 milioni di euro. Si complica invece l’affare De Sanctis, che ieri ha detto di «voler scrivere una lettera ai tifosi del Napoli, quando questa storia sarà finita».

Vincenzo Nastasi