Elisa Blanchi, sulle ali delle farfalle

La ginnasta di Lariano insegna ora a Velletri e si esibisce in giro per il mondo. Un passo dopo l'altro per realizzare tutti i suoi sogni

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Elisa Blanchi, una delle ginnastice delle farfalle azzurre

Ha deciso di appendere gli “attrezzi” al chiodo, di chiudere con l’attività agonistica dopo le Olimpiadi di Londra 2012, ma l’amore e la passione per la ginnastica ritmica sono talmente vivi che Elisa Blanchi continua ad esibirsi in tante manifestazioni, fa stage e sta intraprendendo la carriera di allenatrice. La bella e brava ginnasta di Lariano, che adora il nastro perchè è «l’attrezzo più difficile da usare ma anche il più coreografico», è un esempio e un modello da seguire per tante piccole atlete che danzano nelle palestre di tutta italia. Il suo palmares e quello delle farfalle azzurre è così immenso che ci vorrebbe un lunghissimo elenco per raccogliere tutte le medaglie vinte in più di dieci anni di onorata carriera.

Come ha iniziato e che ricordi conserva della sua lunga attività agonistica?
«Ho cominciato a fare ginnastica artistica a tre anni e mezzo in una palestra di Lariano, poi sono passata a fare ritmica e quando ha chiuso questo centro sono andata a Velletri. Da lì ho cominciato a fare gare a livello regionale e poi sono arrivata alla squadra Nazionale. La ritmica mi piaceva e poi sono arrivati anche i risultati a spronarmi ad andare avanti. Ho ricordi bellissimi di tutto questo periodo e sono davvero tanti, molti legati alle mie istruttruici che mi hanno dato sempre tanto».

Com’è crescere in una società di provincia, fare tanti sacrifici e lasciare presto la propria famiglia per coltivare un sogno?
«Non è stato sempre tutto facile, ma i miei genitori sono stati bravi, li ringrazio perchè mi hanno sempre dato la possibilità di scegliere e anche quando a 14 anni sono andata a Milano mi sono venuti a trovare spesso. E poi sono orgogliosi e soddisfatti di me. Ora però sono tornata casa, passo molto tempo qui a Lariano, ogni tanto sono in giro per il mondo per dei collegiali, per le esibizioni con l’Aeronautica e per alcuni stage e allenamenti all’estero e a Vigna di Valle».

Ha vinto tante medaglie, premi e riconoscimenti, ma soprattutto lei e il resto della squadra azzurra avete portato la ginnastica ritmica a dei livelli impensabili, qual è la vostra più grande soddisfazione?
«Il nostro sport è sempre stato dominato dai pasi dell’est e la nostra squadra ha cominciato a dare filo da torcere a questi grandi avversari. E’ stato un grande onore aver portato l’Italia a questi livelli. Senza vittorie non avremmo portato la ritmica a conoscenza del grande pubblico e poi la notorietà ha fatto anche aumentare le iscrizioni nelle palestre. A quali medaglie sono più legata? Al primo argento vinto come senior e ai tre Mondiali vinti consecutivamente, tre allori diversi ma tutti ugualmente importanti».

Che obiettivi ha per il futuro?
«Non mi alleno più come prima, ma insegno ritmica e studio Scienze Motorie. Mi piacerebbe restare in questo mondo della ginnastica come istruttrice, magari con progetti importanti anche con l’Aeronautica. Ora alleno in palestra a Velletri, in una delle prime società dove sono cresciuta, la Xistos, e poi sono sempre in giro per stage, esibizioni. Viaggio, mi alleno, continuo a vedere il mondo e resto in questo ambiente. Mi piace tanto insegnare, stare a contatto con le piccole atlete, mi affeziono molto a loro».

Quale pezzo ti è rimasto di più nel “cuore” di quelli che avete realizzato e poi com’è fare sport di squadra?
«Ne abbiamo fatti tanti, ma sicuramente quello delle Olimpiadi di Pechino sulle musiche del film “Il Gladiatore”, un esercizio cerchi e clavette, perchè rappresenta al meglio la nostra squadra, la forza e l’unità. E poi anche quello delle Olimpiadi di Atene, cerchi e palle, un esercizio ben strutturato, davvero bello. La difficoltà di lavorare in gruppo è legata al fatto che se una sbaglia compromette l’esercizio di tutte, e quindi c’è molta responsabilità, e poi se una di noi manca agli allenamenti è ovvio che si complica la preparazione. Però il gruppo ti dà anche molta forza, voglia di andare avanti, vivendo insieme si diventa come sorelle, in pratica la squadra è un po’ come una seconda famiglia. Devo ringraziare davvero tante persone che in questi anni mi sono state vicine, dalla mia famiglia alle allenatrici, la Federazione Ginnastica d’Italia e tutti coloro che hanno lavorato nello staff, che ci hanno seguito passo dopo passo».

(Foto Carlo di Giusto – per gentile concessione della Fgi)

 

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