Mauro Bergamasco all’opera per un obiettivo: i Mondiali di rugby 2015

Il flanker delle Zebre e della Nazionale a 360°: il campus con i ragazzi, la passione per il canto lirico, i dischi in vinile e la cucina

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Rugby, Mauro Bergamasco giocatore della nazionale italiana e delle zebre (rossetto)

Mauro Bergamasco, classe 1979, flanker delle Zebre e della Nazionale Italiana, fratello di Mirco e figlio di Arturo. Un curriculum importante e notizie che forse ormai conoscono tutti, ma forse in pochi sanno che ha anche due cani Orazio e Ottavio e una passione per l’opera che va a vedere ogni tanto al Regio di Parma. E poi anche per il teatro, per la musica magari da ascoltare ancora con i vecchi dischi in vinile. Adora la buona cucina e si diletta tra i fornelli, ci svela che ha anche il pollice verde. Ma soprattutto ha un obiettivo, e guai a chiamarlo sogno, perchè pur di raggiungerlo è pronto a dare il 120%. E nel suo futuro? Ci sono già tante attività avviate (come la produzione di audiovisivi), ma restare nel mondo del rugby magari per allenare i bambini sarebbe il giusto coronamento per uno che al rugby ha dato e continua a dare tutto se stesso.

È quasi tutto pronto per la quarta edizione del Campus di Rugby, di cosa si tratta esattamente e come organizzate i vari momenti della giornata?
«È una vacanza sportiva ed educativa di una settimana (dal 22 al 28 giugno per i ragazzi/e dai 10 ai 12 anni, e dal 29 giugno al 5 luglio per quelli/e dai 12 ai 14 anni), che si svolgerà in provincia di Venezia in un camping attrezzato. Insieme a me ci sarà uno staff di 15 persone responsabili di diversi settori (tra cui quello tecnico con il papà Arturo, ndr). Ci occupiamo quindi della crescita psico-motoria ma anche caratteriale dei ragazzi, siamo quindi allenatori ed educatori nello stesso istante. La giornata tipo si svolge con un risveglio muscolare, poi c’è un allenamento individuale/personale, e se c’è tempo nell’arco della mattina si fa anche un tuffo in piscina o al mare. C’è il pranzo, il laboratorio con una sorta di “diario di bordo” e poi nel pomeriggio ci si allena tutti insieme, mentre in serata i ragazzi sono liberi oppure si organizza qualche attività. Un’esperienza sportivo-formativa dedicata a tutti quindi, non solo a chi pratica già uno sport».

Come è nata l’idea di questo campus?
«Tutto è nato da una discussione tra amici circa 4 anni fa, si parlava proprio dei giovani e del futuro. Così con mio fratello Mirco abbiamo organizzato la prima edizione (dall’acronimo dei loro nomi hanno anche ideato e registrato il marchio 2MB), e ora siamo già arrivati alla quarta. Io mi diverto a lavorare e a stare con i bambini, dai tanto ma da loro ricevi anche di più. Lavoriamo su tutti i fronti non solo quello fisico perchè è importante che capiscano che il primo ostacolo da superare è se stessi, ma anche su quello dell’integrazione. Infatti partecipano al campus anche alcuni ragazzi con la sindrome di Down e c’è una collaborazione importante con l’Aipd Onlus sezione Venezia-Mestre, proprio per aprirci alle realtà locali e sensibilizzare su alcune tematiche».

Socio fondatore del Museo del Rugby che ha sede a Colleferro, come è nata questa collaborazione?
«Corrado Mattoccia, che è anche un amico, mi ha subito coinvolto in questo progetto che ora è una bellissima realtà. Una semplice passione si è tradotta in un museo di grande valore. Quanti di noi magari hanno da parte magliette o altri cimeli chiusi in un cassetto a casa, l’idea in questo caso è stata quella di mettere tutto in mostra per farle apprezzare da tutti. Una maglia è una storia, racconta una vita, un club, un giocatore, insomma è come un libro in una biblioteca. Sono orgoglioso di essere uno dei soci fondatori del museo, è una cosa bella e importante, e poi cresce ogni giorno di più, talmente tanto che servirebbe uno spazio molto più grande di quello che c’è a disposizione. L’ideale forse sarebbe spostarlo in un luogo più adatto e magari a Roma, dove il flusso dei turisti è notevole, con tanti appassionati di rugby che arrivano nella capitale tutto l’anno e non solo quando c’è il Sei Nazioni».

Come procede il recupero dall’infortunio?
«Ci vorrà ancora un mesetto, ma ho già ripreso a correre. Spero di andare in tournèe con la Nazionale, ma prima voglio rientrare a giocare il campionato con la mia squadra. Il Sei Nazioni? È importante giocarlo, ci siamo presi due belle soddisfazioni con Galles e Scozia, per fare il salto di qualità dobbiamo adeguare la nostra attitudine, avere coscienza di porterlo fare».

Qual è il tuo sogno nel cassetto? Giocare il quinto Mondiale?
«Più che un sogno è un obiettivo, io voglio provarci al 100%, mancano 18 mesi al Mondiale 2015 e non voglio darmi percentuali sulle possibilità che avrò di giocarlo, ce la metterò tutta per esserci. È un obiettivo ben chiaro che voglio raggiungere, così come è chiaro il percorso che devo fare, la convocazione dipende da me, ma non solo. Per arrivare preparato mi sono dato degli obiettivi a breve termine e non nego che sarebbe ancora più bello giocarlo con mio fratello Mirco».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

(Foto del campus Marco Rossetto – per gentile concessione)

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