Un viaggio in Brasile con Alessio Sakara il “legionario” e le Mma

L'atleta di Pomezia protagonista del docu-film in onda su Dmax dal 2 giugno: arti marziali miste e il paese carioca come nessuno lo ha mai visto

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Mma, Alessio Sakara da Pomezia al Brasile, passando su Dmax

È partito da Pomezia ma sta girando tutto il mondo con la forza della sua passione. E ora porterà tutti nel suo viaggio alla scoperta del Brasile con un bagaglio immenso fatto di Mma, arti marziali miste. Alessio Sakara, classe 1981 detto il “Legionario”, condurrà per Dmax dal 2 giugno ogni lunedì alle ore 22.50 (canale 52) “Sakara back to Brazil”, in pratica il paese verdeoro come nessuno lo ha mai visto e che tra pochi giorni ospiterà i Mondiali di calcio, ma che non è solo il paese del pallone e dei suoi tanti campioni. E a raccontare questa storia da un altro punto di vista, quello di un’altra disciplina sportiva, è un atleta unico, il primo lottatore italiano di Mma a partecipare alla Ufc americana (Ultimate Fighting Championship), divisione dei pesi medi e mediomassimi, con un record parziale di 6 vittorie e 8 sconfitte.

Come si è avvicinato alle arti marziali?
«Da bambino giocavo a calcio nella mia città, Pomezia, ma vicino al campo di calcio c’era una palestra dove si praticava boxe, e mi sono incuriosito. Così sono entrato e a 12 anni mi sono dedicato al pugilato. Mi ha subito affascinato e mi ci sono appassionato. Poi sono approdato alle arti marziali miste, ci sono tantissime regole che ti portano ad essere un atleta completo, forte, molto preparato e poi non ti annoi mai. Certo è una specialità complessa, complicata, anche a livello mentale, ma ti porta ad avere un atteggiamento vincente».

Cos’è che le piace di questo sport che è duro ma ha anche delle regole rigide da seguire?
«Mi affascina tutto. Le Mma si compongono di cinque tecniche di combattimento come boxe, muay thai, grappling, lotta libera e jiu jitzu. C’è disciplina, rispetto dell’avversario e delle regole, insomma non si corre e basta, o è un modo per fare a pugni. C’è molto di più. Il carattere si rinforza ed è per questo che io lo consiglio ai giovanissimi, perché dà educazione e poi c’è lo scontro uno contro uno. Bisogna combattere il bullismo, la logica del gruppo, qui devi contare solo su te stesso, impari a difenderti e a non fermarti davanti agli ostacoli. Io credo che per un giovane sia altamente formativo, attraverso lo sport impari le regole della vita».

Conduce un programma in tv, è stato inserito in un videogioco, ha più di 20.000 follower su Twitter, 176.000 like su Facebook, 11.800 follower su Instagram, un milione e mezzo di visualizzazioni dei suoi video su Youtube. Sono numeri davvero impressionanti: un atleta che incute timore quando entra in gabbia per combattere, ma che nei social è il bravo ragazzo della porta accanto, semplice e spiritoso. È questo il segreto di tanto successo?
«In Italia sta crescendo molto l’interesse per arti marziali miste, ma all’estero sono ovviamente molto conosciute. C’è grande visibilità, ero un personaggio di un videogioco di arti marziali di qualche anno fa, i social network danno notorietà, e grazie anche Dmax ho la spazio per far conoscere a tutti questa meravigliosa disciplina, anzi colgo l’occasione per ringraziare davvero tutti per questa opportunità».

Cos’è che le piace tanto del Brasile e com’è il suo legame con Pomezia?
«Sono partito per il Brasile a 18 anni proprio per imparare le Mma, ci ho vissuto per cinque anni, in pratica è la mia nazione, il posto dove ho iniziato la mia carriera lavorativa con i grandi maestri brasiliani. E con questo programma vogliamo mostrare il Brasile attraverso la lotta e la mia esperienza. Pomezia è la mia città d’origine, dove c’è la mia famiglia e i miei vecchi amici, è qui che torno appena posso, perché combatto ancora molto all’estero. Però anche qui ho un paio di palestre a Roma in zona Torpignattara e Flaminio dove insegno. Ma giro anche molto l’Italia per tenere seminari e corsi».

“Sakara back to Brazil” mostra quindi un atleta della periferia romana raccontare sacrifici e duri allenamenti tra qualche battuta e una sana dieta. Come si ritrova in questo ruolo?
«Racconto me stesso, il mio percorso. Il docu-film mette in risalto questa disciplina e il suo pase di origine, i diversi stili di lotta, le palestre, i club più importanti e i lottatori più famosi. Ma ci saranno anche momenti di vita quotidiana, allenamenti in palestra e sul lungomare, un po’ di svago, ma soprattutto i miei maestri Ricardo De La Riva, Vanusa, Marcelo Grosso e le leggende degli sport di lotta come Pedro Rizzo, Paulo Caruso, Vitelmo Kubis».

 

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