Maria Marconi e i suoi fratelli, quando i tuffi sono scritti nel Dna

Sogna una medaglia ai prossimi Europei di Berlino, ma intanto porta avanti l'impegno sociale organizzando il Trofeo Niccolò Campo con la MR Sport

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Fin, tuffi, Maria Marconi tesserata per la Ss Lazio Nuoto punta a una medaglia ai prossimi europei

Il volto sempre sorridente, tanta grinta e forza di carattere, una passione immensa per i tuffi, per tutti gli animali, soprattutto per i cani, e tanta attenzione a chi è meno fortunato. Sono questi i segni particolari “non scritti” sulla carta di identità di Maria Elisabetta Marconi, classe ’84 tuffatrice italiana, tesserata con Fiamme Gialle e Ss Lazio Nuoto. Romana di Roma nord e non poteva che abitare vicino lo stadio del nuoto (Foro Italico per intenderci), lei e i suoi fratelli Nicola e Tommaso in quella piscina sono cresciuti tra un tuffo e un avvitamento e hanno coltivato i loro successi. Quelli di Maria: un bronzo agli Europei di Berlino nel 2002 nel sincro 3 metri, un bronzo nel trampolino 1 metro nel 2006 a Budapest e un argento a Torino nel 2009 nella stessa specialità, oltre a tanti titoli giovanili e a diversi buoni piazzamenti internazionali.

Come e quando ha cominciato a fare tuffi?
«Da piccola era una bambina vivace, tremenda, diciamo pure “teppista”, ho praticato tante discipline come il tennis, la ginnastica artistica ma non riuscivo a trovare tranquillità e a calmarmi. Poi sentivo raccontare dai miei fratelli più grandi Nicola e Tommaso dei tuffi, erano sempre entusiasti e così ho voluto provare anche questa disciplina. Avevo sei anni e già sapevo nuotare perchè mia madre che ci portava spesso in vacanza al mare ci ha subito spinto a imparare. E se tutti e tre noi fratelli abbiamo trovato nei tuffi la nostra dimensione evidentemente c’eravamo portati».

 Nel Dna dei fratelli Marconi c’è quindi un tassello con la scritta “tuffi”, ma quali sono le caratteristiche essenziali per essere un buon tuffatore?
«Prima si inizia e meglio è, perchè è più semplice acquisire alcuni meccanismi, e anche fisicamente se non si è molto alti c’è un vantaggio soprattutto nelle rotazioni e negli avvitamenti. E in ogni caso la scioltezza e il coraggio sono due elementi fondamentali, e infatti è bene cominciare da piccoli proprio perchè il corpo è più sciolto per fare alcuni movimenti e i bambini non hanno tanta paura perchè sono meno razionali di un adulto. Suonerà strano, ma a me la piattaforma spaventa un po’ per i suoi 10 metri di altezza, tuffarsi da lì è difficile, ci vuole tanta costanza negli allenamenti e si rischiano anche più infortuni. Mentre per i tuffi dal trampolino 1 o 3 metri ci vuole sensibilità, tecnica, bisogna essere “tempisti” come si dice in gergo, insomma bisogna andare a tempo con la tavola soprattutto durante la spinta».

La Coppa del Mondo a Shanghai è alle porte, la stessa città dove ai Mondiali ha centrato un quarto posto, quali sono i suoi obiettivi e progetti per i prossimi mesi?
«Di quel Mondiale ho un ricordo particolare. Prima di partire avrei firmato per un buon piazzamento, ma poi ho “rosicato” un po’ – dice con tanta sincerità – per essere arrivata ai piedi del podio. Ora voglio cercare di arrivare tra le prime otto in Coppa del Mondo (15-20 luglio) nel trampolino da 3 metri per ottenere la qualificazione ai Mondiali. Poi ovviamente mi concentrerò per gli Europei di Berlino che ci sono dal 18 al 24 agosto, basta con i quarti posti, spero di avere anche un po’ di fortuna e farò del mio meglio per vincere una medaglia. Per quanto riguarda il trampolino 1 metro proverò a centrare la qualificazione mondiale a Cosenza agli Assoluti dal 25 al 27 luglio e proverò anche il sincro con Elena Bertocchi, dove stiamo ottenendo dei discreti risultati. Il tuffo sincro prevede una perfetta sincronia appunto con il compagno o compagna, si deve diventare in pratica un’unica persona, poi è ovvio che una piccola sbavatura nell’avvitamento ci può stare».

La MR Sport dei fratelli Marconi e del tecnico Rinaldi organizza da anni il Trofeo Niccolò Campo, ma svolge tante azioni benefiche contemporaneamente. Cosa vi ha spinto a dare vita a questa associazione?
«La nostra idea è quella di aiutare i bambini che da anni si allenano ma che magari non hanno l’opportunità di arrivare a grandi livelli. Noi siamo tre fratelli conosciuti e ci siamo messi a disposizione per avvicinare i giovani a questo sport, coinvolgerli in un evento internazionale di tuffi che gli permetta una crescita sportiva ma anche culturale, andando al di là dei confini italiani. È un torneo riservato alle categorie che vanno dall’Under 13 all’Under 18 e si svolgerà a Roma dal 15 al 17 luglio. Poi sosteniamo Bimbingamba di Alex Zanardi e c’è anche una giornata evento riservata ai tuffi adapted, ovvero ai ragazzi con disabilità, che svolgono questa attività un paio di giorni a settimana e che noi cerchiamo di seguire personalmente o con i nostri istruttori».

Qual è il rapporto con la tua famiglia e con i tuoi fratelli?
«Ottimo direi. Con i miei fratelli ho un bellissimo rapporto, non di rivalità, ma anzi di consigli. Loro hanno più esperienza di me e mi sono sempre accanto, ed è bello sapere di poter contare su persone vicine e sincere, ogni critica è costruttiva e diventa un momento di crescita. Il nostro impegno sociale deriva da un’educazione familiare che ci ha sempre spinto a dare una mano a chi si trova in difficoltà o a chi è meno fortunato, che sia una persona o un animale non importa».

 

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