Atletica, un anno senza Pietro Mennea. Il ricordo di Giomi

Il presidente della Fidal fa un ritratto del grande campione scomparso il 21 marzo 2013. Eventi e iniziative in suo onore

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Un anno senza un grande campione, un anno senza la Freccia del Sud. Roma ha perso il 21 marzo del 2013 Pietro Mennea, il campione olimpico dei 200 metri che trionfò a Mosca nel 1980. L’uomo che stabilì il primato mondiale di questa specialità con il tempo di 19”72, uno di quei primati che resta in Europa anche post mortem.

Perchè fu soprannominato Freccia del Sud? Era nato a Barletta ed è stato l’unico duecentista a conquistare quattro finali olimpiche consecutive. Un campione sulla pista, un uomo colto e un gran signore nella vita di tutti i giorni. Fu scrittore, politico, avvocato e commercialista.

IL RICORDO DI GIOMI – Il regalo più bello in un giorno così lo fa il presidente della Fidal Alfio Giomi che ricorda il grande campione: «“Appena posso ti chiamo”. Con queste parole Pietro Mennea mi salutò quando, appena eletto, l’avevo chiamato per salutarlo. Avrei voluto incontrarlo per vedere cosa potevamo fare insieme per l’Italia dell’atletica. Quell’appena posso, purtroppo, aveva ben altro significato di quanto potessi immaginare in quel momento».

LE INIZIATIVE – Giomi racconta che «in tutta Italia sono state moltissime le iniziative per ricordarlo. La Fidal da subito decise e realizzò due momenti: l’intitolazione del Golden Gala da allora “Golden Gala – Pietro Mennea” e il Mennea Day il 12 settembre, in memoria del 19.72 che per 17 anni è stato il record del mondo e rappresenta tuttora il primato europeo dei 200 metri».

L’EVENTO – «Il 12 settembre sarà anche quest’anno un momento di celebrazione e, al tempo stesso, di promozione per l’atletica – conclude il presidente della Fidal -. Stiamo cercando di renderlo un avvenimento di portata continentale attraverso il progetto “Erasmus plus”. Senza dimenticare la maglia azzurra che Mennea ha onorato per ben cinquantadue volte in carriera e che nel 2013, ai Mondiali di Mosca, ha portato impresso il suo nome. Siamo, però, altresì convinti che le persone vadano soprattutto rispettate da vive e poi ricordate dopo la scomparsa. Riteniamo di averlo fatto e continueremo a farlo con l’equilibrio e il rispetto dovuto ad ogni individuo. Nel caso di Pietro, ad uno dei più grandi atleti della storia dello sport italiano».

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