Una scarica da Dèkawatt

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L’Italia è considerata ai giorni d’oggi come il paese delle importazioni, soprattutto (e purtroppo) in campo artistico: con lo “sbarco” da Stati Uniti, Canada, Inghilterra e Germania di gente promotrice di musica dance, rock e pop, in prevalenza, sembra essere sempre minore l’attenzione rivolta ai giovani prodotti del “vivaio nazionale”. Quelli non raccomandati, si intende, ovviamente. Ne sono un valido esempio i Dèkawatt, quartetto romano che da invidiare ai sopracitati ha forse soltanto esperienza in campo internazionale e conto in banca.

Marco Decrestina, Simone Coppi, Valerio Mattogno ed Andrea Mattia propongono dal 2010 un accattivante ed orecchiabile pop-rock in lingua italiana, duro e pulito al punto giusto, con venature funky a caratterizzarne un proprio stile, vicino comunque a band come Negrita e Litfiba, reso tale dall’interessante timbro vocale del proprio frontman. “Abbiamo un repertorio vastissimo, composto da più di quaranta canzoni – afferma Andrea, talentuoso batterista della band – ma continueremo a scrivere ancora molto perché le idee non ci mancano. Questa è una caratteristica di cui andiamo fieri dato che guardandoci intorno ci rendiamo conto che è una cosa rara. Puntiamo a ritagliarci una certa ‘notorietà’ a Roma, sperando di entrare nella mente e nel cuore di qualcuno di importante; a quel punto i nostri obiettivi cambierebbero angolazione, diventerebbe tutto più ambizioso. Ma per ora vogliamo suonare il più possibile in giro”.

I Dèkawatt sono attualmente in fase di registrazione del loro primo demo di cinque/sei tracce, in uscita tra Gennaio e Febbraio 2012. “Sarà un lavoro lungo ed accurato, vogliamo fare le cose per bene”, conclude il drummer. Per il riscatto del rock italiano.

 

Marco Reda

 

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