PER ELISA – Ok il libero mercato ma servono opportunità

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La disperata dichiarazione di una mamma, che con la voce spezzata, gli occhi lucidi e il respiro affannato ammette che per far lavorare il figlio sarebbe «disposta a donare un rene». Decine e decine di persone in fila la domenica mattina a Porta Portese pur di accaparrarsi uno spazio e vendere qualcosa. Lenzuola, pentole, tappeti, vasi: tutto va bene per tirare su qualche quattrino. E poi i tanti accalcati davanti alle sedi della Caritas in attesa di un pasto caldo: ex dirigenti e uomini separati fianco a fianco con i senzatetto e gli extracomunitari. Immagini che fanno a pugni con la frase pronunciata dal presidente del Consiglio Monti sul posto fisso, che «non esiste più, è monotono» e che bisogna quindi dimenticarselo. L'intento del premier era lodevole, l'esito si è rivelato discutibile.

Sarebbe bello arrivare a una soluzione di liberalizzazione del mercato del lavoro, da ampliare e rendere più flessibile sulle orme del modello americano, dove nessuno "muore" nello stesso posto in cui ha iniziato a lavorare perchè se ti licenziano esistono tante opportunità per essere riassunto da un'altra azienda. Ma è davvero un modello esportabile così com’è e senza nessuna modifica che lo adatti alle esigenze del nostro Paese? Come facciamo ad avere anche noi un mercato che premi merito e talento? Forse prima di pensare a liberalizzare il lavoro bisognerebbe promuovere lo sviluppo. Altrimenti sarà difficile abbandonare un posto sicuro se non si ha la possibilità concreta di trovarne un altro. Il mercato non è davvero libero se non ci sono sbocchi, prospettive e opportunità. Io ho meno di trent'anni e non so ancora che cosa sarà della mia pensione. Conto su me stessa, il mercato lo sa?

Elisa Isoardi