ALBUM TV – Senza la Ventura l’isola vince sul Gf

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La Ventura rosica. Nella prima edizione in onda dopo la sua fuga verso altri lidi, “L’Isola dei Famosi” vince il duello a distanza con il “Grande Fratello”. Un colpo mortale, inferto all’ego smisurato di SuperSimo. Che sta naufragando insieme a tutte le certezze della telediva.

Il reality di Rai Due naviga ben oltre i quattro milioni di telespettatori; il GF, stroncato perfino dalle voci dei Gialappi, intestine a Mediaset, ne registra oltre 300mila in meno. Un evento che non si era prefigurato nella piccola storia di questi show. Che, per inciso, si fanno sempre più squallidi. E inopportuni. Il successo del semisconosciuto Savino e dell’inviata Luxuria brucia sulla pelle della badessa della tv. La ustiona, se si pensa che dopo l’addio della Ventura era stata ventilata la chiusura del format. “Simona è l’anima dell’Isola” si era considerato: senza di lei il rischio di andare a picco con gli ascolti è reale. Invece no. Perché la lezioncina è sempre la stessa: nessuno in tv è indispensabile. E un format che funziona naviga anche se a metterci la faccia sono altri protagonisti.

Tutto bene, dunque? Niente affatto. L’Italia del 2012 esige morigeratezza. Lo spettacolo delle presunte star che patiscono la fame per cachet è urticante. Insopportabile, se si pensa alle famiglie che, in misura sempre crescente, non arrivano alla seconda settimana. E quella fame la soffrono nella realtà. E non è finita qui. Sconcerta apprendere che al giovedì sera, nella gara fra le sorelle minori di Rai e Mediaset, la seconda rete propone (e propina) lo show indecoroso delle contumelie vip, mentre Italia1 da spazio e vita alle inchieste (incalzanti) delle Iene. L’equazione pone in evidenza il periodo particolarmente difficile che sta vivendo la televisione di Stato. Che dovrebbe continuare a essere il presidio culturale del Paese. E che, per inverso, e in ossequio solo alla legge dell’auditel, si mortifica. È la vecchia storia del duplice mandato di Viale Mazzini: televisione di Stato sorretta dal tributo del canone, ma anche azienda “libera”, aperta al mercato del veicolo pubblicitario. La situazione esige chiarezza. O almeno che i soldi dei contribuenti non servano per emulare il peggio della tv commerciale.

Massimo Maffei