INTERVISTA a Daniele Battaglia: L’isola senza Simo? Tutto un altro show

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Spontaneo, ironico, deciso. Tre aggettivi che inquadrano l’istrionico Daniele Battaglia. I più lo ricordano due anni fa, per aver trionfato a sorpresa a L’Isola dei Famosi. Lui non si è fermato. Si è rimboccato le maniche e ha continuato nel suo percorso formativo, diventando dapprima stretto collaboratore di Simona Ventura e, di seguito, camminando con le sue gambe sino ad arrivare al successo. Ora conduce su Rai Due un programma musicale originale: London Live 2.0.

La tua carriera è decollata. Molti dei meriti sono tuoi, ma c’è qualcuno che senti di dover ringraziare?
In primis ringrazio Simona Ventura perché mi ha dato l’opportunità di mettermi in gioco. Poi ringrazio coloro che negli ultimi anni hanno detto: guardate che Battaglia è bravo. Visto il cognome che porto, è anche lecito che ci siano delle battute su eventuali raccomandazioni. A volte mi prendo in giro anche da solo.

Da ex concorrente ed inviato de L’Isola, che idea ti sei fatto della prima edizione post Ventura?
Sono onesto. Non posso giudicare senza fare una premessa.

Prego.
L’Isola dei Famosi di quest’anno è diametralmente e volutamente opposta alla trasmissione del passato. Il taglio è diverso, la concezione è diversa. È cambiata la logica dello show, quindi non saprei dire se quello che stanno facendo è giusto o sbagliato.

E sulle polemiche scatenate da Cristiano Malgioglio?
Forse Cristiano pensava di partecipare ad un Isola strutturata come in passato. Invece ha trovato delle logiche diverse.

Se ti avessero proposto di ‘naufragare’ di nuovo?
Il programma che rifarei dovrebbe essere uguale a quello a cui ho partecipato.

Sei grande amico di Francesco Facchinetti. Come lo vedi nel ruolo di papà e quando vedremo Daniele padre?
Momentaneamente sono diventato zio, perché Francesco è come se fosse mio fratello. Mi godo prima quest’esperienza. Facchinetti mi ha stupito: dall’aspetto sembra un po’ pazzo, e invece vedendolo con Mia, posso dire che è amorevole e bravo.

Quando arriverà il tuo momento?
Spero presto. Il cantiere è aperto. In questo momento storico prima di fare scelte così importanti bisogna avere delle basi e pianificare.

Conduci un programma musicale tutto tuo su Rai2, London Live 2.0: un sogno che si realizza?
Unire le mie due passioni in una, è veramente un sogno che si realizza. C’è sempre da migliorare, però un punto di partenza esiste.

Parliamo nel dettaglio di questo programma, che si ispira alla versione trasmessa da diversi anni in Inghilterra…
Il titolo stesso descrive il programma. Intanto non è un format, perché la trasmissione è suscettibile di variazioni. L’anima della trasmissione sono le performance live: il ritorno della musica suonata dal vivo. I nostri beniamini sono ovunque, dalle web radio alle web tv, ma con questo programma la musica torna alle origini.

Quanto c’è del vero Daniele Battaglia in questa trasmissione?
In realtà cerco di mostrarmi il meno possibile. Non voglio che il programma sia solo un mio momento, non voglio far emergere il conduttore: deve essere un po’ il contrario.

Spiegati meglio…
Io devo essere il collante tra gli artisti e i telespettatori. Io faccio un passo indietro e lascio spazio ai cantanti.

A tuo gusto personale, quali artisti vorresti nel tuo programma?
Se potessi, mi piacerebbe avere qui i big della canzone italiana. Faccio qualche nome, a costo di sembrare scontato: Vasco, Ligabue, Jovanotti, Negramaro. Magari leggendo dal giornale questo invito, poi vengono (ride). Li aspettiamo a braccia aperte.

Non sei solo un conduttore: in molti ti conoscono per l’anima cabarettistica. Sei un abile imitatore, sei ironico. Hai mai pensato di esibirti in qualche programma comico?
Non siete gli unici che mi dicono che faccio ridere, però siete i primi a dirmi che sono un cabarettista (ride). Mi piacerebbe, ma anche per arrivare lì occorre un processo formativo. Mi sono sempre dedicato alla musica: per provare l’esperienza del programma comico dovrei prima fare la gavetta.

Però la tua simpatia è spontanea…
Una delle cose che mi dicono spesso è che sono più simpatico dal vivo rispetto alla televisione. Se riuscissi a portare questo mio modo di essere nel quotidiano, anche quando realizzo le interviste ai musicisti sarebbe il massimo.