Kaarina Kaikkonen, l’arte vestita

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Quali oggetti di uso quotidiano posso rivelare di più della personalità e delle storie delle persone se non gli indumenti che questi indossano giorno per giorno? Ognuno di questi "stracci", abbandonati e messi da parte quando non servono più o sono passati di moda, hanno acquistato una vita e una storia proprie in virtù del fatto di essere stati portati da esseri umani che avevano alle spalle a loro volta una vita e una storia. E la memoria trasmessa da questi abiti è al centro della riflessione e del processo creativo di Kaarina Kaikkonen.

Artista finlandese (è nata nel 1952 a Lisalmi) che ora vive e lavora a Helsinki, Kaikkonen ha iniziato la propria attività artistica come pittrice per poi indirizzarsi verso la scultura, utilizzando indumenti usati per creare grandi progetti ambientali e installazioni "site specific". Dopo aver esposto le proprie opere in Finlandia, Polonia, Russia, Inghilterra, Egitto, Stati Uniti, Canada e America Latina, Kaarina Kaikkonen torna a Roma per presentare la sua seconda mostra personale alla Galleria Z20 di Sara Zanin, che con l'esposizione "Having Hope" – fino al 31 marzo – inaugura la nuova sede, trasferendosi da via dei Querceti a via della Vetrina, a due passi da piazza Navona. L'artista ha realizzato un progetto pensato appositamente per il nuovo spazio espositivo, che si articola in due proposte. Protagoniste dell'installazione intitolata "The Queen of the Night" sono una serie di calzature da donna: modelli vari, soprattutto da ballo, forme e colori diversi, che sono state trasformate, ritagliate, ridimensionate, aperte, sezionate fino a farle diventare altro: degli elementi che richiamano il mondo naturale e si arrampicano sulle pareti della galleria dando vita così a forme di fiori, vegetali, insetti. Nella seconda parte del progetto, invece, emergono una serie di opere scultoree realizzate utilizzando soltanto abiti maschili, lavori plastici che avranno così una consistenza materica che richiama fortemente la presenza umana che ha abitato quegli indumenti. Come spesso accade per gli interventi creati da Kaikkonen, anche nel caso delle due proposte per la Galleria Z20 è difficile stabilire i confini tra scultura e installazioni: qui forme e immagini si inseriscono nell'ambiente circostante e lo ridefiniscono, dando vita a nuovi modelli visivi.

La Capitale accoglierà anche un altro progetto di Kaarina Kaikkonen (anche questo come "Having Hope" patrocinato dall'Ambasciata di Finlandia): dal 14 aprile al 15 luglio un'altra sua installazione "site-specific" animerà la piazza antistante il MAXXI: una grande vela mossa dal vento realizzata con coloratissimi abiti da bambini raccolti tra le famiglie del quartiere, che andranno a fare da contrasto con la durezza del cemento e il bianco che caratterizzano l'edificio di Zaha Hadid. L'idea della vela è anche al centro di un altro progetto di Kaikkonen, pensato per la Collezione Maramotti di Reggio Emilia: un'altra grande installazione nell'ex fabbrica di abbigliamento della Max Mara costruita negli anni Cinquanta, con abiti annodati che rimandano al dialogo simbolico tra uomini e donne.

Chiara Cecchini