Cinema, da Rebibbia a Berlino: al Nuovo Sacher \”Cesare non deve morire\”

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Al Cinema Nuovo Sacher è stato presentato il film "Cesare deve morire", di Paolo e Vittorio Taviani, vincitore dell'Orso d'oro al Festival di Berlino.

Il film è una rivisitazione del "Giulio Cesare" di William Shakespeare ambientata nel carcere romano di Rebibbia. Gli attori sono infatti alcuni detenuti della casa circondariale che, dopo i provini, sono stati scelti per interpretare i vari Cesare, Bruto, Cassio etc. Tra gli attori c'è anche Salvatore Striano (che interpreta Bruto) che, dopo aver conosciuto il carcere minorile e le sbarre di Rebibbia, libero con l'indulto nel 2006, ha intrapreso proprio la carriere di attore. Alla conferenza stampa che ha seguito la proiezione erano presenti il distributore della pellicola, Nanni Moretti, i registi Paolo e Vittorio Taviani ed alcuni membri del cast. "Il film – ha spiegato Paolo Taviani – è stato visto da molti distributori che non l'hanno accettato, mentre la reazione di Moretti è stata immediata. L'idea è nata perché Daniela Bendoni ci parlava spesso degli spettacoli teatrali a Rebibbia: noi siamo andati e siamo rimasti fulminati; c'era un uomo che recitava l'Inferno di Dante ed era bellissimo. Il detenuto recitava l'opera in dialetto, e noi abbiamo provato una grande emozione. Ci siamo quindi detti che dovevamo raccontare questa emozione".

Parlando di "Cesare deve morire", Vittorio Taviani ha sottolineato come il rapporto con i detenuti-attori è stato "un rapporto di complicità, quella complicità che c'è sempre quando si cerca una scheggia di verità attraverso un'opera", aggiungendo di aver scelto il "Giulio Cesare" perché "è una storia italiana e poi perché ci sono tutte quelle emozioni che i detenuti hanno vissuto in passato. Gli attori – ha aggiunto Taviani – sono bravi perché, oltre al loro talento naturale, portano nello sguardo e nei loro gesti qualcosa che fa parte di un passato drammatico e di un presente che è un inferno". Sulla vincita dell'Orso d'Oro, Paolo Taviani ha spiegato che "è stato un grande piacere ed un grande stupore. La prima cosa a cui abbiamo pensato sono stati i detenuti, e ci siamo detti 'speriamo che chi vedrà questi uomini capisca che, nonostante le colpe che hanno commesso, sono e restano uomini'". Infine, rispondendo ad una domanda sul cinema italiano di oggi ha ricordato che "il cinema italiano è una ricchezza e deve sopravvivere, e lo abbiamo detto al ministro dei Beni culturali quando ci ha telefonato per complimentarsi con noi. Speriamo che questo governo riesca a dare una svolta".

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