Salvador Dalì, il genio (ma anche l’artista. E l’uomo)

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Salvador Dalì e l'Italia, un binomio inconsueto che ora è al centro della grande esposizione dedicata all'artista al Complesso del Vittoriano: "Dalì. Un artista, un genio", nelle sale di via San Pietro in Carcere da domani fino al primo luglio.

A sessant'anni dall'ultima retrospettiva, Dalì torna a Roma in una mostra che mira a raccontare per la prima volta lo strettissimo rapporto, eppure quasi del tutto sconosciuto e fino ad oggi inesplorato, con il nostro paese e con l'arte italiana, fondamentale per l'opera del maestro catalano. Una mostra che nasce dalla collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalì e che si articola in vari focus con l'obiettivo di raccontare il Dalì uomo per capire meglio anche il Dalì artista. L'esposizione si apre infatti con una prima sezione introduttiva incentrata sulla figura dell'artista. La Capitale ospita per la prima volta gli scatti divertenti e ironici realizzati al pittore spagnolo dal fotografo russo-americano Philippe Halsma. Prima ancora di Andy Warhol, fu Dalì a comprendere l'importanza della cultura di massa e fare della propria esistenza una grande, interminabile opera d'arte totale. Per questo la mostra del Vittoriano è scandita dal volto, dalla voce, dalle apparizioni e dalle performance di Dalì.

Una parte della mostra è dedicata ad analizzare il dialogo continuo tra l'artista e i grandi maestri del Rinascimento italiano. Ma, a differenza di altri, per lui il rapporto con l'antico non è semplice ammirazione o emulazione bensì una vera e propria sfida per superarli. Le curatrici, Montse Auguer e Lea Mattarella, hanno voluto che fosse esposto un piccolo foglio autografo in cui Dalì dà letteralmente i voti ai grandi artisti del passato su stile, colore, invenzione, disegno e aggiunge anche il proprio nome tra questi. Nella seconda sezione della mostra sono esposti un gruppo di capolavori di Salvador Dalì, dai primi lavori ispirati al divisionismo (come Bagnanti, su soggetto cézanniano) alla fase realista (come il Ritratto di ragazze del 1925, che ritornerà anche in Composizione surrealista con figure invisibili) a quella cubista del primo viaggio a Parigi nel 1926 (Omaggio a Satie, Accademia neocubista). Sempre nell'ottica di indagare il Dalì pittore e il Dalì uomo, non potevano mancare la presenza nella mostra della moglie Gala, la sua musa al centro di tanti capolavori. Dagli studi sulla ripetizione dell'immagine, sulla scienza, sull'atomo, fino alla sua presenza in dipinti emblematici come il terrificante Lo spettro del sex-appeal.

Non potevano mancare i capolavori surrealisti, dall'Autoritratto con la pancetta al Senso della malinconia, da Singolarità a Figura e drappeggio in un paesaggio, quadri nei quali si rincorrono in spazi deserti ombre allungate, sciami di insetti, orologi liquidi che non segnano un tempo reale, apparizioni, fantasmi, paesaggi inquietanti e deliranti, vertigini, immagini orrorifiche, rocce antropomorfizzate e frammenti di corpi fossilizzati. In mostra anche una serie di dipinti e disegni surrealisti realizzati tra il 1931 e il 1941: Il sentimento della velocità, Figura e drappeggio in un paesaggio, Gradiva ritrova le rovine antropomorfiche (fantasia retrospettiva), Il piano surrealista, Cortile Ovest dell’Isola dei morti (ossessione ricostitutiva da Boecklin), Coppia con la testa piena di nuvole, “Angelus” architettonico di Millet, Eclissi e osmosi vegetali, La couple, insieme a Impressioni d'Africa, ispirato da un viaggio in Sicilia. L'ultima sezione racconta il rapporto tra Dalì e l'Italia, prendendo spunto dal lavoro realizzato sulla cronologia delle relazione tra l'artista e il nostro paese, soprattutto attraverso le rievocazione dei suoi viaggi, tra Roma, Venezia e il parco dei mostri di Bomarzo, e delle sue collaborazioni artistiche con Visconti (l'allestimento di Rosalinda all'Eliseo nel 1948), Anna Magnani (con cui sognava di realizzare un film) Alberto Alessi (per il quale realizza le tre bottiglie «surrealisticamente inutili» per il liquore Rosso Antico), Federico Fellini (a cui Gala propose di fare un film su Dalì), dell'attività pubblicitaria e delle apparizioni nel nostro paese (come le performance in occasione dell'esposizione a Palazzo Rospigliosi). 

Chiara Cecchini