HOGRE, IL BANKSY DI ROMA

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Lo conosciamo tutti, tutti l’abbiamo incontrato. Ma soprattutto l’abbiamo visto. Di sguincio o sovrappensiero, i nostri occhi si sono posati su di lui. Vi dice niente il nome “Hogre”? Di primo acchitto, claro que no. Ma aiutatevi con l'immagine qui a fianco, e fate qualche ricerchina di quelle semplici semplici su google. Qualcosa v’è già balzato in mente eh: deja vu. “Sounds familiar”, direbbe qualche inglesotto. Sembra familiare. C’è un tal Sam Davis – anche lui from the Uk – che ha scritto così sul suo blog: «Mentre ero a Roma mi sono imbattuto in questo artista di strada. Roma ha un sacco di graffiti di merda e devo dire che è rinfrescante vedere qualcuno con il talento. Continua così Hogre, buon lavoro!». Ecco, caro Sam Davis, non lo saprai mai ma ci hai fornito una delle presentazioni più ficcanti che si potessero abbinare al buon nome di Hogre: “Il Banksy di Roma”. Che invece ama dire di sè: «Vorrei solo che Hogre fosse tante cose, una per ogni persona che mi incontra per strada».

A Mondobizzarro inaugura domani la personale di quello che è diventato negli ultimi tre anni il marchio più interessante e promettente della street art capitolina ed italiana. “Ananabismo”, nelle sale di via Reggio Emilia fino al 27 marzo, è “l’emancipazione della cazzata” – come recita un’arguta riflessione scovata sulla sua pagina facebook. Convinto che il Colosseo verrà venduto a una multinazionale cinese molto prima di quanto si possa oggi immaginare, Hogre si conferma un writer dissacrante, devoto del non-sense e acerrimo nemico delle logiche che regnano sovrane nella nostra società. Il suo nuovo progetto espositivo declina un campionario ragionato della sua personale visione del mondo e invita a tirare un sospiro di sollievo in questo 2012 che tanti (troppi?) hanno deciso di vivere nel segno della crisi ancor prima dell’ultimo cenone di Capodanno.

Accolti da carri-banana, treni-lumaca e tirannosauri alla guida di vecchie Fiat 500, gli ammiratori di Hogre scopriranno una nuova raccolta di serigrafie e pezzi unici su tela prodotti negli ultimi mesi e nei quali l’artista capitolino porta avanti un discorso unitario: l’accostamento di oggetti di per sé antitetici. Frutto di una lunga e accurata selezione, quest’ondata impertinente di non-sense aiuterà a guardare con un occhio diverso le scelte illogiche che sempre più spesso accompagnano la vita di tutti i giorni, a Roma come in Valpadana, dove il writer da qualche mese ha deciso di spostarsi per continuare il suo percorso artistico. In attesa che torni, come diceva l’amico Sam Davis? Ah si, «Continua così Hogre, buon lavoro!».    

Francesco Gabriele