BEN HARPER al “Rock in Roma” per il secondo anno consecutivo

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Tra Caparezza (20 luglio) e i Beach Boys (26 luglio) ecco spuntare ora anche la chitarra Weissenborn di Ben Harper. Sembra senza fine l’elenco delle star musicali chiamate a raccolta nella Capitale dal festival “Rock in Roma”.

La presenza del californiano, di scena a Capannelle lunedì 23 luglio, è stata annunciata ieri ed è soltanto l’ultima di una lista già foltissima di ospiti internazionali del calibro di Radiohead, Cure e Lenny Kravitz, tanto per citarne alcuni. Harper poi è un “aficionado” della rassegna: già lo scorso anno si era esibito in un ippodromo rigonfio di diecimila persone incuranti della pioggia torrenziale che cadeva su Roma.

Chitarrista eclettico e attivista, l’artista di Claremont passa con nonchalance disarmante dalla musica funk degli anni ’70 al blues, dal raggae al rock’n’roll. La tradizione afroamericana che gli scorre nel sangue lo ha portato a coltivare più generi senza mai fossilizzarsi in un “unicum”. Ben, anno dopo anno, fornisce ai suoi fan un’immagine nuova di sè, e sia nelle vesti di performer che in quelle recenti di produttore. Dal 1994 ha pubblicato dieci album in studio e tre live. Un ruollino di marcia impressionante chiuso, per ora, da “Give till it's gone”, datato 2011. Lavoro, questo, che a detta dello stesso songwriter statunitense rispecchia «una reale estensione dell'ultimo anno e mezzo della mia vita». I tanti e diversi suoni del disco «sono ispirati alle mie esperienze. Non avrei potuto realizzare una ammissione musicale più completa e sincera».

Francesco Gabriele