METROPOLISMO, la pittura sociale che non è popolare

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Erano gli anni Ottanta, quelli dell'edonismo reaganiano e della Milano da bere, anni di disinvolta euforia, spreco ed elogio del superfluo, quando un gruppo di artisti diede vita con un formale atto di nascita nel giugno del 1987 al progetto pittorico del Metropolismo. Individuando nelle loro opere contenuti comuni che confluivano in una poetica pittorica indirizzata all'osservazione di comportamenti sociali, Nico Paladini, Carlo Grippo, Antonio Sciacca e Timur Incedaiy ne firmarono il manifesto. Le loro opere ora arrivano in mostra alle Scuderie di Palazzo Ruspoli dal 24 marzo al 2 aprile, insieme alle tele di altri pittori che negli anni si sono avvicinati alla corrente: Carlo Frisardi, Giampiero Malgioglio, Stefano Solimani, Angelina Kumanovic, Bruce Atherton, Mirko Pagliacci ed Enrico Angelini.

La mostra antologica "Metropolismo, l'atra Storia" ripercorre il periodo storico che va dagli anni Ottanta fino al 2010 attraverso cinquanta opere che testimoniano il linguaggio pittorico leggibile, sintetico e coinvolgente degli artisti metropolisti. L'esposizione, curata da Achille Bonito Oliva e con il patrocinio dall'Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico di Roma Capitale, si   articola in tre sezioni principali che comprendono i tre decenni di vita del movimento. Un'apposita sala è invece dedicata ad alcune testimonianze raccolte relative alla nascita della corrente. Il primo evento ufficiale del Metropolismo risale al 3 giugno 1993, quando l'allora presidente della Quadriennale di Roma Alberto Sughi inaugurò la mostra "Metropolismo, immagini e riflessi del nuovo movimento pittorico". Due anni dopo, il 12 gennaio 1995, durante una conferenza presso l'Istituto Italiano di Cultura a Madrid, Achille Bonito Oliva teorizzò il movimento presentando il proprio volume "Metropolismo, ostensible value". Il linguaggio pittorico della corrente, grazie a una rinnovata attualità iconografica, testimoniava i grandi eventi e i fenomeni collettivi di quegli anni fino ad arrivare ai comportamenti e alle problematiche più attuali. Bonito Oliva ravvisò nel Metropolismo un diverso approccio al consumismo, opposto a quello presentato dalla Pop Art americana. «Il carattere europeo del Metropolismo si contrappone al pragmatismo informativo di molta arte anglosassone attraverso la restituzione alla pittura di una dimensione sintetica e riflessiva», scrisse Bonito Oliva, puntando l'attenzione sul confronto critico che il movimento metteva in atto tra le proprie opere e le immagini dorate della società dei consumi. All'avarizia di significati della Pop Art, concentrata più che altro sulla finalità estetica delle citazioni commerciali su cui costruisce le proprie opere, secondo Bonito Oliva il Metropolismo tende a contrapporre nelle sue tele una più facile leggibilità per favorire la riflessione da parte di chi guarda grazie all'utilizzo di immagini colte, oggetti quotidiani e status symbol inseriti in contesti ibridi, patinati e inquietanti. Uno sguardo alternativo sulla realtà contemporanea realizzato con un medium tradizionale come quello della pittura che riesce a dare una visione più facile della sua complessità.

Le tele degli artisti metropolisti hanno attirato l'attenzione oltre che di uno studioso come Achille Bonito Oliva anche di critici come Omar Calabrese, Valerio Dehò, Renato Minore e Alberto Abruzzese, autori dei testi raccolti nel catalogo dell'evento della Quadriennale. La mostra esposta negli spazi di via Fontanella Borghese intende indagare anche il legame tra il Metropolismo e la Transavanguardia, il movimento teorizzato e sistematizzato dallo stesso Bonito Oliva che vide la vita nei primissimi anni Ottanta con il quale «gli artisti del Metropolismo hanno sicuramente tenuto conto dell'apporto disinibente della Transavanguardia che ha ristabilito con forza l'uso della pittura nell'ambito della contemporaneità». Con il Metropolismo la pittura si riappropria del suo ruolo di testimone della Storia e dei cambiamenti sociali in un epoca come la nostra sommersa da informazione e controinformazione.

Chiara Cecchini