BRIGNANO FA IL PIENO

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Enrico Brignano torna nella Capitale dopo il successo di "Sono romano ma non è colpa mia": da stasera fino a 14 aprile l'attore sarà al Palalottomatica con "Tutto suo padre". Lo spettacolo era previsto inizialmente fino all'8 aprile ma a grande richiesta sono state aggiunte altre quattro date.

Partito da Bergamo a gennaio, quello proposto da Brignano è uno show inedito nel quale il comico capitolino si interroga su se stesso e cerca di rispondere alle domande che tutti noi ci poniamo sulla vita, sulle amicizie e sui rapporti umani. Come nella migliore tradizione comica, Enrico Brignano (cresciuto all'Accademia per giovani comici creata anni fa da Gigi Proietti, dalla quale sono usciti attori come Giorgio Tirabassi, Paola Tiziana Cruciani, Rodolfo Laganà e altri) prende spunto dalle cose e dalle persone che gli sono più vicine, come gli amici veri, quelli di sempre, e i suoi familiari.

La comicità di Brignano nasce dal quotidiano, dall'osservazione sorniona e intelligente di tipi e persone che si possono incontrare al bar sotto casa, della miriade di familiari, cugini, zii e via via fino al quinto grado di parentela, senza dimenticare le fiamme, le fidanzate, le mogli. Tutto viene messo in piazza: difficoltà, scontri, la paura di rovinare o perdere gli affetti veri, vizi, difetti, pregi e dell'italica – e soprattutto romana/romanesca – gente, a partire da se stesso, senza risparmiare nessuno. Lo sguardo di Brignano si posa ironico, è vero, ma non gli sfugge niente: il comico accusa, si difende, punta il dito sul mondo che ha intorno e che ha fatto diventare un tabù parole semplici e immediate come serenità, spensieratezza, onestà. Con sarcasmo e e una punta di cinismo tutta romana, Brignano evidenzia falsità e ipocrisie, parla della paura di apparire deboli in una società in cui giganteggiano i duri, gli eroi e i furbi. Spazio anche alla politica e all'attualità, con stoccate possenti alla Lega: la volgarità e la violenza del linguaggio dei suoi leader, l'ironia sull'(in)esistenza della Padania, stipendi e privilegi, insieme alle stranezze sessuali e al pazzo pazzo mondo della televisione (come i programmi di medicina e le hotline). Un interesse satirico che già si era palesato in "Sono romano ma non è colpa mia" (uno show da oltre 200mila spettatori in tutta Italia) e che ricompare qui. Più di tre ore di spettacolo, di cui è co-autore insieme a Massimiliano Giovannetti, nel quale Brignano recita attorniato da cinque ballerine e canta (anche una ninna nanna dedicata al padre) accompagnato da un'orchestra dal vivo. Una prova matura per un attore comico che cresce sempre di più.

Lo spettacolo è un omaggio che Brignano fa alla propria famiglia e sopratutto al padre, Antonino (detto Nino), al quale lo show è dedicato. Molti ricorderanno lo sforzo – per alcuni incomprensibile o non giustificabile dalle circostanze – che Brignano fece nell'agosto dello scorso anno: il giorno dopo il funerale del padre, l'attore è salito ugualmente sul palco a Milano per proseguire le repliche di "Sono romano ma non è colpa mia". In quell'occasione, Brignano riuscì a portare a termine lo spettacolo, dedicando alla fine al padre la canzone "Barcarolo romano". Una scelta che l'attore spiegò rifacendosi alle lezioni ricevute dal padre sul senso del dovere e sull'etica del lavoro. La figura paterna fa spesso capolino nei monologhi di Brignano: commenti in romanesco stretto, poche parole o addirittura pochissime sillabe ma che grazie all'intonazione e alla mimica dell'interprete sembrano dire tutto (come il vizio romano di chiamare "coso" le persone, non importa quale nome abbiano), insieme anche alla madre, tipica madre italiana che cucina per ventimila persone e che ha l'ansia di far sempre bella figura. «Ho sempre parlato di famiglia perché c'erano papà e mamma – ha rivelato Brignano in una recente intervista – Ora che papà non c'è più la gioia di allora è venuta meno. Adesso ho il bisogno di guardare altrove, osservare quello che accade intorno».

Chiara Cecchini