ZEN CIRCUS, gli artisti di strada della musica italiana

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Sono artisti di strada gli Zen Circus, ma non certo perchè si esibiscono ai semafori della Colombo o sul ciglio dei vicoli trasteverini. Piuttosto è la musica a rendere Andrea Appino e soci esponenti doc di una certa cultura metropolitana: canzoni fatte di melodie lucidamente grezze e testi di un underground che a forza di scavare va a finire dall’altra parte. Stasera alla Locanda Atlantide va in scena il “Nati per subire busking tour” del gruppo formatosi a Pisa diciotto anni fa: un vero e proprio manifesto della loro poetica.

«Siamo nati per strada ed è lì che abbiamo imparato a fare scempio degli strumenti acustici per ottenere la stessa intensità e lo stesso casino che si ottiene da quelli elettrici», dicono i tre del Circus, secondo cui «il “Busker tour” vuole proprio sottolineare un’urgenza folk, anche se non verrà sacrificato neanche un briciolo d’energia». E di energia i toscani ne hanno ancora da vendere anche dopo i tanti anni di gavetta che si sono fatti dal 1994, quando ancora si facevano chiamare all’inglese col “The” davanti e scrivevano rigorosamente nella lingua di Sua Maestà. Il palcoscenico è il loro habitat naturale. Un basso, una chitarra e una batteria senza grancassa ("minimale", scrivono nel booklet del cd “Andate tutti affanculo”) sono il “sine qua non” capace di far ardere qualsiasi tipo pubblico in ogni genere di piazza: una scarica di adrenalina – anche piuttosto arrabbiata – lanciata alla folla con una teatralità avvolgente. E se sette album in studio e un cantautorato che sembra non finire mai l’ispirazione non bastano in Italia per riempire i palazzetti, allora ben vengano San Lorenzo, la Locanda e quel paio di centinaia di ragazzi che un mercoledì d’aprile decidono d’accalcarsi al caldo soffocante di un locale non condizionato, “nati per subire” come vogliono gli Zen.

Francesco Gabriele